L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

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L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Sab 6 Gen 2018 - 14:11

Il Venezuela è alla fame, letteralmente.
"Il 33 per cento della popolazione infantile del Venezuela, conferma la Caritas, presenta danni fisici e mentali irreversibili." "Nove genitori su dieci, sempre secondo la Caritas, non sono più in grado di fornire ai propri figli il necessario quantitativo di calorie e principi nutritivi. Il latte in polvere e gli anticoncezionali sono diventati merce rara, introvabile perfino negli ospedali. Cresce il numero di neonati che muoiono se le madri non riescono ad allattarli al seno, e cresce il numero delle donne che fanno la coda fuori dai centri di sterilizzazione per non mettere al mondo altri bambini che non sono in grado di nutrire."
"Maduro continua a rifiutare l’aiuto internazionale, negando che il Paese stia vivendo una crisi umanitaria. I medici intervistati dal New York Times raccontano un’altra realtà: nei 21 ospedali visitati, hanno contato complessivamente 2800 casi di denutrizione nell’ultimo anno, quattrocento di questi bimbi sono morti. «L’aumento deli pazienti malnutriti nel 2017 è stato terribile — dice la dottoressa Milagros Hernández dell’ospedale pediatrico di Barquisimeto —. I bambini arrivano con lo stesso peso e altezza di quando erano appena nati». Questo tipo di denutrizione estrema è in genere la conseguenza di una guerra, di una carestia o di una catastrofe naturale. «Ma nel nostro Paese è direttamente correlata alla mancanza di beni primari e all’inflazione». Inflazione che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, potrebbe raggiungere il 2300 per cento nel 2018."
"Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro è stato appena costretto all’ennesima soluzione tampone, decretando il mese scorso il sesto aumento dei salari minimi e dei buoni alimentari per temperare la crisi. Oggi (ma già dopodomani chissà) i primi sono fissati a 248.510 bolívar e i secondi a 549.000. Sommando salario minimo e ticket alimentare sono 797.510 bolívar, che cambiati al mercato nero parallelo – l’unico efficiente – fanno in tutto sette dollari americani. Sette."
“Il Paese è stretto nella morsa di una serie di circoli viziosi, che come un'anaconda lo stanno soffocando. La crisi economica ha gettato oltre l'80% dei Venezuelani sotto la soglia di povertà. Ad una famiglia servono cinque salari minimi per acquistare il cibo necessario a tirare avanti un mese, e infatti il 48% dei bambini soffre di malnutrizione. In altri termini, oggi in Venezuela a causa della povertà si fa la fame.
Non basta: gli ospedali pubblici cadono letteralmente a pezzi e in tutto il Paese si registra una drammatica carenza di medicinali. Ogni giorno muoiono 31 bambini al giorno a causa di infezioni banali come la diarrea, che potrebbero essere facilmente risolti con gli antibiotici.
Mentre il programma governativo di distribuzione, a prezzo politico, di generi di prima necessità si è rivelato fallimentare, il crollo delle importazioni determinato dall'inflazione ha causato l'esplosione del mercato nero. Alcuni gruppi privati legati al regime acquistano beni di consumo di ogni tipo all'estero e poi li rivendono indisturbati, corrompendo le autorità e realizzando profitti astronomici. Non c'è solo l'evidente danno per l'economia determinato dall'evasione fiscale: tali gruppi applicano gli stessi metodi, e a volte le stesse persone, dei cartelli dei narcos.
Di fatto, l'intera economia di uno Stato di 28 milioni di abitanti è gestita secondo i criteri e le modalità del mercato della droga. E ciò acuisce, a sua volta, il problema più grande del Venezuela: la sicurezza”.

Ci sono filmati, cifre, interviste, espatriati che raccontano come si vive senza medicine, reportage vari - anche su youtube -, e parecchi espatriati che raccontano.
Potete anche avere parenti in Venezuela, che negli anni '60 è stata anche terra d'emigrazione, specie dal sud.

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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Sab 6 Gen 2018 - 14:13

Prima di atterrare in Italia, Maria in questi ultimi mesi ha tenuto le prime file dei cortei di Caracas. Ultimamente però il pericolo di essere arrestati si era fatto più forte. “Gli scontri, le violenze, sono una scusa per reprimere l’opposizione con arresti o proiettili.” Appena arrivata ha fatto domanda per lo status di rifugiata politica. “La violenza – spiega Maria – lentamente s’insinua per le nostre strade. Andrebbe combattuta col dialogo, ma a dire il vero, senza l’attenzione e l’appoggio internazionale, la risposta violenta sembra essere inevitabile.”

Tra la classe media e quella povera, a Caracas c’è ormai pochissima differenza. Lo stipendio mensile di un insegnante è di appena 30 dollari. La povertà sbarra e distrugge le saracinesche dei negozi; uccide i bambini, diffonde la malaria, il dengue e la chikungunya; dispone lunghe file di otto dodici ore per comprare solo alcune forme di pane. La povertà di Caracas e del Venezuela tutto assume tantissime forme. Una tra quest è la tessera di razionamento del cibo. Maria mostra delle foto in cui sono intrappolate lunghe file di persone. Alcune hanno dei numeri in mano. “Da quando le quotazioni del petrolio sono andate via via crollando come un castello di sabbia, il governo di Maduro ha disposto il cosiddetto Programma Clap: le forze armate, periodicamente, distribuiscono una busta di prodotti base a prezzi già fissati. La gente sopravvive così.” Poco cibo, file che durano giornate intere. I black out, tra un turno e l’altro, paralizzano le città. “Puoi mangiare quando lo decidono loro. Oppure vai al mercato nero. E lì le cose costano. Comunismo? – chiede Maria guardandosi intorno – Non esiste nulla di tutto questo. O almeno non parliamone adesso, perché il comunismo, il socialismo, il chavismo sono formule non attuali. Adesso per le strade di Caracas c’è anarchia. E l’anarchia è tutt’altro. Uccide.”sos

Prima dell’arrivo di Hugo Chavez, predecessore dell’attuale presidente Nicolàs Maduro, al Palazzo de Miraflores la politica Venezuelana era in balia degli interessi statunitensi. I politologi pensando a quei tempi parlano di ‘governi clienti’. Tra la fine degli anni 80 e il ’98 (in quest’ultimo anno Chavez vinse le elezioni), il governo sottoscrisse alcuni programmi di privatizzazione delle risorse naturali, misure di svalutazione e programmi di austerity che produssero restrizioni alle politiche economiche e disordini come il famoso ‘Caracazo’ dell’89, anno in cui fu applicato il tanto atteso programma di austerity USA-FMI (Fondo Monetario Internazionale). Non cambiava nulla: gli Usa bocciarono qualunque politica pubblica del governo; i prezzi del petrolio restarono minimi e la Cina, che presto sarebbe diventata la più grande partner economica del governo di Caracas, non era ancora una potenza sul mercato mondiale. “La figura di Chavez,- spiega Maria – rappresentava la salvezza per la maggior parte della classe medio-povera solo all’inizio. Se prometti, i ranchos (quartieri poveri, ndr) ti sostengono sempre.” Vincendo le elezioni del ’98 e la ritrosia venezuelana a ribellarsi all’imperialismo americano, Chavez cambiò la costituzione, stipulò accordi con la Russia, col Brasile, con Cuba, con l’Argentina. Rese il Venezuela un paese ricco, ma solo momentaneamente. Basandone la politica economica unicamente su una sola ricchezza, il petrolio, ha fatto sì che il Paese continuasse a dipendere dalle esportazioni straniere. A pochi mesi dalla sua morte, ‘il salvatore bolivariano’ assistette ad una forte destabilizzazione dettata da un terrorismo extraparlamentare che poco alla volta gettò il Venezuela in una forte insicurezza pubblica. Gli affaristi, sostenuti dai conservatori e da Washington, presero a fare incetta dei prodotti indispensabili provocando riduzione dell’offerta e malcontento generale. I molti gridano che fosse colpa del finanziamento americano ai gruppi paramilitari, ai partiti, ai funzionari, ai dirigenti di imprese commerciali di produzione e distribuzione dei beni di consumo essenziali. Maduro, arrivato nel 2013, dovette imbattersi in gravi problemi macroeconomici da tempo prevedibili.


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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Sab 6 Gen 2018 - 14:28

Di fronte a questo sfacelo ci sono due narrazioni, egualmente interessate ed ottuse.
La prima che derubrica tutto al "socialismo" (anche quando di socialista c'è poco), agli errori di Chavez (che sono enormi, in effetti);
L'altra, peggiore, è quella negazionista, che in Italia trova adepti nelle file di certa sinistra-sinistra, ma anche in molta destra, per cui questa crisi o è esagerata, o è rientrata, o non esiste, o è tutta un'impostura mediatica, le persone che protestano sono tutte fascisti o pagate dai, e tutte fasciste sono le opposizioni a Maduro,  o non è così grave, o è tutta opera degli Usa, o dell'embargo, o delle "potenze straniere" che vogliono affossare il socialismo bolivarista.
E non sono pochi in Italia, questi ultimi (a volte ritornano), tra Paolo Ferrero, e vari altri gruppettari,  e una tale Geraldina Colotti, già ex- brigatista rossa (orgogliosa e non dissociata), che, con mia grande sorpresa scriveva sul Manifesto e sul Monde Diplomatique (ancora...ancora questi deliranti residui a cui viene data possibilità di smerciare la loro ottusità e cecità, dopo aver ammorbato per anni il paese).
Per fortuna esistono persone di sinistra o di destra non cieche e non ottuse che di questa catastrofe sono in grado di fornire un quadro più articolato, con vari attori in campo.
Come questo Emiliano Téran Mantovani che fornisce 7 elementi interni ma anche esterni e premette:
"L’immagine del Venezuela dipinta dai grandi mezzi di comunicazione internazionali di tutto il mondo è senza dubbio un’immagine che esula dall’ordinario. Non ci sono dubbi che ci sia troppa confusione a riguardo, troppo manicheismo, troppi slogan, troppe manipolazioni e omissioni.
Ma al di là delle versioni instupidite della neolingua mediatica che interpreta tutto quello che sta succedendo nel Paese come “crisi umanitaria”, “dittatura” o “prigionieri politici”, e della narrativa eroica del Venezuela del “socialismo” e della “rivoluzione” che interpreta tutto quello che sta succedendo nel Paese come “guerra economica” o “attacco dell’imperialismo”, ci sono molte tematiche, soggetti e processi resi invisibili, che agiscono più in profondità e che costituiscono l’essenza dello scenario politico nazionale. Non è possibile comprendere la crisi attuale in Venezuela senza analizzare nel loro insieme le cause che si sviluppano “dall’interno”.
Il criterio di azione e interpretazione fondato sulla logica “amico-nemico” risponde più a una disputa tra le élite dei partiti politici e dei gruppi economici che agli interessi fondamentali delle classi lavoratrici e alla difesa dei beni comuni. È necessario scommettere su sguardi complessi che analizzino il processo di crisi e il conflitto nazionale, e che contribuiscano a tracciare le coordinate per affrontare e immergersi nella congiuntura attuale.

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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Sab 6 Gen 2018 - 14:34

Ecco l'analisi

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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Sab 6 Gen 2018 - 14:55

Ed anche queste di Movimento Operaio:
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Sab 6 Gen 2018 - 17:05

O più sinteticamente (il "socialismo" ingenuo, istantaneo ed imprevidente):

LE RADICI DELLA POLITICA ECONOMICA – Dove possono essere rintracciate, in sostanza, le origini di questa crisi dai risvolti eccezionali e quali gli errori di politica economica imputabili a Chávez prima e a Maduro poi? Per proporre delle risposte non limitate a una mera descrizione delle irrazionalità governative, sembra opportuno fare qualche passo indietro e scorgere tra la letteratura economica degli anni Settanta – in particolare quella cosiddetta neomarxista cui gli slogan anti-imperialisti tipici del chavismo chiaramente si rifanno – qualche frammento esplicativo del sentiero economico intrapreso. Era il 1970 quando un economista tedesco di stanza in Cile, Andre Gunder Frank, lanciava la denuncia che ha dato via al filone di studi denominati “dipendentisti“, secondo i quali «il sottosviluppo fu ed è ancora generato da quello stesso processo storico che ha anche generato lo sviluppo economico: lo sviluppo del capitalismo stesso». La soluzione proposta da Frank e dai suoi colleghi per rompere un tale, diabolico legame non poteva che essere una: il socialismo, definito innanzitutto come la totale gestione nazionale dei beni e delle risorse, eventualmente attraverso un sistema di interdipendenze solidaristiche tra gli stati latinoamericani.
Se non in termini così espliciti, sotto tali auspici iniziò il trionfo di Chávez nel 1998, e poi ancora nel 2000, nel 2006 e nel 2012. La strada da seguire per la realizzazione del socialismo del XXI secolo, ritenuta ancora l’unica possibilità di emancipazione delle masse venezuelane dallo sfruttamento del capitalismo internazionale, fu presto e facilmente individuata: la progressiva nazionalizzazione di una larga parte delle risorse petrolifere, gestite dalla compagnia statale PDVSA, e un aumento delle royalties da richiedere per le rimanenti, redistribuendo i proventi per gli urgenti fini sociali. Intenzione nobile e dai risultati anche buoni, almeno inizialmente.

I RISULTATI DI BREVE PERIODO – Sono le stesse Nazioni Unite a certificarli: già nel 2005 l’UNICEF dichiarò sconfitto l’analfabetismo in Venezuela, nel 2011 l’UNDP ha classificato il Venezuela tra i Paesi con indice di sviluppo umano elevato e tra quelli con l’indice di Gini (che misura la disuguaglianza) più basso del continente, dal 1999 al 2011 il tasso di povertà è passato dal 42,8% al 26,5%, mentre il tasso di povertà estrema (secondo la Banca Mondiale le persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorno a parità di potere d’acquisto) dal 16,6% nel 1999 al 7% nel 2011.
Come si è passati in pochi anni da una situazione di apparente successo a una crisi generalizzata da cui non sembrano esserci soluzioni all’orizzonte, se non di drastica portata?

GENESI DELLA CRISI ATTUALE – L’evidenza suggerisce che il tentativo di aggirare la dipendenza dal capitale internazionale, perseguito unicamente attraverso i proventi da esportazione del petrolio, sia stata una facile scorciatoia che ha condotto verso l’abisso. Le ragioni risiedono in chiari errori di politica economica, in cui il breve periodo ha avuto il sopravvento su una programmazione finalizzata a una necessaria oltre che possibile diversificazione produttiva. Se infatti, ancora nel 2012, il prezzo del petrolio superava i 100 dollari al barile, all’inizio del 2015 era già arrivato a 30. Date queste cifre, è facile comprendere come il mantenimento di una spesa pubblica elevata, necessaria per gli ambiziosi programmi sociali di Chávez prima e Maduro ora, sia possibile in periodi di impennata del valore del greggio, mentre diventi insostenibile quando questo inizia a scendere, principalmente a causa della volatilità intrinseca alle materie prime.

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Fig. 2 – Una raffineria petrolifera nazionale venezuelana in azione

La causa del disastro odierno è quindi rintracciabile in errori strutturali commessi nei momenti di congiunturale prosperità, quando era auspicabile investire a favore di una diversificazione della produzione che non facesse dipendere il reddito del Paese dal solo settore petrolifero, che rappresenta tuttora il 96% dei proventi da esportazione. Sembra che la strada intrapresa sia oggi proprio verso una maggiore diversificazione, ma rischia di essere troppo tardi.
Inoltre, il mantenimento di un’alta spesa pubblica in periodo di entrate decrescenti ha scatenato un’inflazione incontrollabile (attestata al 180% secondo i dati ufficiali della banca centrale venezuelana, ma ben più elevata secondo altre fonti), dato che il metodo scelto è stato prevalentemente l’aumento della base monetaria attraverso l’emissione arbitraria di carta moneta. A tutto ciò si aggiunge la mancanza forse più clamorosa da parte di un Governo che si proclama socialista: una riforma fiscale improntata a una maggiore progressività. Storico problema, non solo del Venezuela ma in modo pressoché indifferenziato di tutti i Paesi ex coloniali latinoamericani, è infatti un relativo sbilanciamento del carico fiscale a sfavore delle classi meno abbienti, acuito con i governi cosiddetti neoliberisti degli anni Ottanta e Novanta. Non intervenire su tale aspetto della finanza pubblica, diversificando così le entrate statali, ha rappresentato un clamoroso errore dovuto forse alla strana illusione di mantenere una pace sociale interna nel bel mezzo di una incalzante retorica anticapitalistica.
In conclusione, molte delle contraddizioni economiche del Venezuela sono rintracciabili nel tentativo di perseguire una redistribuzione della ricchezza unicamente a valle del processo produttivo (i ricavi del petrolio), senza investire per una maggiore eguaglianza distributiva che inizi a monte della produzione di ricchezza nazionale, dotando innanzitutto il Paese di un’infrastruttura industriale capace di mantenersi indipendentemente da quella petrolifera. Solo parziali sono le giustificazioni della necessità di dedicarsi prima alle emergenze di carattere sociale, come la sconfitta della povertà, il potenziamento della sanità pubblica e il miglioramento dell’istruzione: senza una solida struttura economica anche gli obiettivi proclamati dal socialismo del XXI secolo possono di colpo svanire.


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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  savita il Dom 7 Gen 2018 - 20:24

Inoltre, il mantenimento di un’alta spesa pubblica in periodo di entrate decrescenti ha scatenato un’inflazione incontrollabile (attestata al 180% secondo i dati ufficiali della banca centrale venezuelana, ma ben più elevata secondo altre fonti), dato che il metodo scelto è stato prevalentemente l’aumento della base monetaria attraverso l’emissione arbitraria di carta moneta.

Sottolineo questo punto, per tutti coloro che  , sia che siano  di Destra o di M5S   ,  mettono tra   le promesse  elettorali  "  l'uscita  dall''euro  " ,  e dalla sua area , al fine di finanizare  cion  l'emissione di cartamoneta di " nuova lira " le altre varie promesse elettorali  . Mentre  adesso   proprio l'appartenenza all 'area euro e alla sua moneta solida   in qualche misura ci obbliga a un controllo della spesa pubblica.  
Faremmo la stesssa fine del  Venezuela .
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  sandrocchio il Dom 7 Gen 2018 - 23:46

Sarò sincero, Flea. Non me ne frega un cazzo del Venezuela. Una volta che un popolo raggiunge l'autodeterminazione, quello che gli succede sono affari suoi. I venezuelani sono contenti? Si tengano Maduro. Non sono contenti? Lo facciano fuori. Ma sono affari loro. A me interessa la povertà in Italia, non quella del Venezuela. Al Venezuela ci pensi il suo popolo.
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  sandrocchio il Dom 7 Gen 2018 - 23:48

Una volta che ho privilegiato l'etica della responsabilità sull'etica della solidarietà, mi comporto coerentemente con la mia scelta. Tutto qui.
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  sandrocchio il Dom 7 Gen 2018 - 23:53

C'è un sacco di gente, cara Flea, che ha pensato: "Ho il petrolio. Ricatto gli altri popoli che ne hanno bisogno e posso fottermene degli Stati Uniti". Ora che il petrolio sta perdendo valore, vengono a piangere. Si tengano i loro morti e non rompano i coglioni, tanto per dirla educatamente. Ma cosa pensavano i produttori di petrolio, che l'Occidente accettasse di subire il ricatto per l'eternità? Ci ricattate col petrolio? E io costruisco macchine a idrogeno o elettriche, e andate a cagare. Cosa vuoi che m'interessi della crisi di chi ha tentato di ricattarci? Muoiano.
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  sandrocchio il Lun 8 Gen 2018 - 0:00

savita ha scritto:
Inoltre, il mantenimento di un’alta spesa pubblica in periodo di entrate decrescenti ha scatenato un’inflazione incontrollabile (attestata al 180% secondo i dati ufficiali della banca centrale venezuelana, ma ben più elevata secondo altre fonti), dato che il metodo scelto è stato prevalentemente l’aumento della base monetaria attraverso l’emissione arbitraria di carta moneta.


Sottolineo questo punto, per tutti coloro che  , sia che siano  di Destra o di M5S   ,  mettono tra   le promesse  elettorali  "  l'uscita  dall''euro  " ,  e dalla sua area , al fine di finanizare  cion  l'emissione di cartamoneta di " nuova lira " le altre varie promesse elettorali  . Mentre  adesso   proprio l'appartenenza all 'area euro e alla sua moneta solida   in qualche misura ci obbliga a un controllo della spesa pubblica.  
Faremmo la stesssa fine del  Venezuela .
L'Italia aveva un'industria pesante. Ha rinunciato. Se noi oggi dipendiamo dall'Europa è perchè abbiamo fatto scelte politiche ed economiche ben precise, che hanno determinato la nostra debolezza. Questo non vuol dire che non si possa tornare sui propri passi. Perchè non possiamo tornare ad avere un'industria pesante? Dove sta scritto che in Italia il settore trainante debba essere il pubblico impiego? Distruggiamo il PD e facciamo rinascere il Paese su nuove basi. Non si tratta di uscire dall'euro dall'oggi al domani. Si tratta di creare i presupposti affinchè rimanere in Europa sia una scelta e non un obbligo. Chiaro il concetto?
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Messaggio  sandrocchio il Lun 8 Gen 2018 - 0:03

Non è vero che se vince il centro-destra o il Cinquestelle l'Italia esce dall'Euro immediatamente. Si tratta di apportare cambiamenti radicali al nostro sistema economico, che ci permettano di essere autonomi dalle altre Nazioni. Questo non vuol dire che se ci riusciamo lasciamo l'Europa, ma trattiamo ad armi pari con Francia e Germania. Cosa che non possiamo fare adesso, grazie ovviamente a Prodi e al PD.
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  savita il Lun 8 Gen 2018 - 10:10

sandrocchio ha scritto:
 Non è vero che se vince il centro-destra o il Cinquestelle l'Italia esce dall'Euro immediatamente. Si tratta di apportare cambiamenti radicali al nostro sistema economico, che ci permettano di essere autonomi dalle altre Nazioni. Questo non vuol dire che se ci riusciamo lasciamo l'Europa, ma trattiamo ad armi pari con Francia e Germania. Cosa che non possiamo fare adesso, grazie ovviamente a Prodi e al PD.



Cioè come ? Quali cambiamenti radicali ? Quale salto nel buio ?  Queste  tue sono solo chiacchiere . Dì  ai tuoi partiti o movimenti referenti che abbiano il coraggio di  dichiararsi chiaramente . "Non usciamo dall'euro  immediatamente " non significa niente . L'intenzione c'è , e quando dunque  ? Piani precisi , non chiacchiere, prego.
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Messaggio  flea il Lun 8 Gen 2018 - 19:09

savita ha scritto:
Inoltre, il mantenimento di un’alta spesa pubblica in periodo di entrate decrescenti ha scatenato un’inflazione incontrollabile (attestata al 180% secondo i dati ufficiali della banca centrale venezuelana, ma ben più elevata secondo altre fonti), dato che il metodo scelto è stato prevalentemente l’aumento della base monetaria attraverso l’emissione arbitraria di carta moneta.


Sottolineo questo punto, per tutti coloro che  , sia che siano  di Destra o di M5S   ,  mettono tra   le promesse  elettorali  "  l'uscita  dall''euro  " ,  e dalla sua area , al fine di finanizare  cion  l'emissione di cartamoneta di " nuova lira " le altre varie promesse elettorali  . Mentre  adesso   proprio l'appartenenza all 'area euro e alla sua moneta solida   in qualche misura ci obbliga a un controllo della spesa pubblica.  
Faremmo la stesssa fine del  Venezuela .

Sì Savita, ma gli errori - e per dire la verità gli aspetti "sovietici" di propaganda, complottismo, paranoia, culto della personalità, arresti, violenza, narcotraffico in mano alle élites - sono enormi.
E riguardano anche una gestione disastrosa e praticamente l'abbandono dell'industria e dell'agricoltura.
Tuttavia ho postato queste cose per mettere sopratutto in guardia dalla cecità ideologica, perché, persino di fronte a questa catastrofe - annunciata - e a quello che non è altro che un misto tra un populismo paternalistico esasperato, regime militare, e socialismo "magico", c'è e c'è stata una frotta di persone, anche divi di Hollywood, etc. che hanno inneggiato ed inneggiano al "socialismo del XXI secolo".
E che adesso dicono di levare gli scudi a difesa dell'"esperimento" e della figura di Maduro.
E' tutto un complotto...secondo loro.
Anche io penso all'Italia vedendo il Venezuela.
E diffido di quelli che portano soluzioni facili.

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Messaggio  flea il Lun 8 Gen 2018 - 19:19

sandrocchio ha scritto:Sarò sincero, Flea. Non me ne frega un cazzo del Venezuela. Una volta che un popolo raggiunge l'autodeterminazione, quello che gli succede sono affari suoi. I venezuelani sono contenti? Si tengano Maduro. Non sono contenti? Lo facciano fuori. Ma sono affari loro. A me interessa la povertà in Italia, non quella del Venezuela. Al Venezuela ci pensi il suo popolo.

Io se dobbiamo arrivare a quella povertà, preferisco morire prima.
Ce ne dobbiamo fregare invece, perché dobbiamo diffidare da chi propone soluzioni facili, sopratutto in paesi che hanno un karma difficile. E perché ci si deve misurare sia col "che fare?" che con il "come siamo arrivati a questo punto".
Perché in Venezuela si misura un'utopia improvvisata, "magica", ideologica e sproporzionata - e piuttosto liberticida - contro una realtà che è fatta di paesi che sono in competizione sempre più accanita tra loro, di un capitalismo che non concede errori, degli errori nel misurare gli "amici" della tua rivoluzione come appoggi eterni e disinteressati.
E perché, come ho scritto a Savita, c'è una marea di gente, non solo politici, che si rifiuta di credere alla realtà, e fanno paura, perché pur di attaccarsi ad un qualsiasi ideale, pur di far combaciare un numero sparuto di nozioni (tipo: c'è di mezzo la CIA), è disposta a credere a tutto.
Ma questo vale per tutto e tutti, caro Sandrocchio.
Anche se, nel merito, sottolineavo l'imbecillità di certa sinistra - e probabilmente anche 5stelle.

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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  sandrocchio il Lun 8 Gen 2018 - 19:28

savita ha scritto:
sandrocchio ha scritto:
 Non è vero che se vince il centro-destra o il Cinquestelle l'Italia esce dall'Euro immediatamente. Si tratta di apportare cambiamenti radicali al nostro sistema economico, che ci permettano di essere autonomi dalle altre Nazioni. Questo non vuol dire che se ci riusciamo lasciamo l'Europa, ma trattiamo ad armi pari con Francia e Germania. Cosa che non possiamo fare adesso, grazie ovviamente a Prodi e al PD.




Cioè come ? Quali cambiamenti radicali ? Quale salto nel buio ?  Queste  tue sono solo chiacchiere . Dì  ai tuoi partiti o movimenti referenti che abbiano il coraggio di  dichiararsi chiaramente . "Non usciamo dall'euro  immediatamente " non significa niente .  L'intenzione c'è , e quando dunque  ? Piani precisi , non chiacchiere, prego.
Prova a chiederti chi siano i bastardi che hanno distrutto l'industria pesante. Dobbiamo ricostruire ciò che Prodi ha distrutto. E con lui tutto il PD. Questi sono i fatti. E' chiaro che in questo momento siamo prigionieri dell'Europa. visto che non abbiamo più niente. Un Paese che si regge sul pubblico impiego non può andare da nessuna parte.
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Messaggio  sandrocchio il Lun 8 Gen 2018 - 19:47

flea ha scritto:
sandrocchio ha scritto:Sarò sincero, Flea. Non me ne frega un cazzo del Venezuela. Una volta che un popolo raggiunge l'autodeterminazione, quello che gli succede sono affari suoi. I venezuelani sono contenti? Si tengano Maduro. Non sono contenti? Lo facciano fuori. Ma sono affari loro. A me interessa la povertà in Italia, non quella del Venezuela. Al Venezuela ci pensi il suo popolo.


Io se dobbiamo arrivare a quella povertà, preferisco morire prima.
Ce ne dobbiamo fregare invece, perché dobbiamo diffidare da chi propone soluzioni facili, sopratutto in paesi che hanno un karma difficile. E perché ci si deve misurare sia col "che fare?" che con il "come siamo arrivati a questo punto".
Perché in Venezuela si misura un'utopia improvvisata, "magica", ideologica e sproporzionata - e piuttosto liberticida - contro una realtà che è fatta di paesi che sono in competizione sempre più accanita tra loro, di un capitalismo che non concede errori, degli errori nel misurare gli "amici" della tua rivoluzione come appoggi eterni e disinteressati.
E perché, come ho scritto a Savita, c'è una marea di gente, non solo politici, che si rifiuta di credere alla realtà, e fanno paura, perché pur di attaccarsi ad un qualsiasi ideale, pur di far combaciare un numero sparuto di nozioni (tipo: c'è di mezzo la CIA), è disposta a credere a tutto.
Ma questo vale per tutto e tutti, caro Sandrocchio.
Anche se, nel merito, sottolineavo l'imbecillità di certa sinistra - e probabilmente anche 5stelle.
Per cortesia, puoi fare un piccolo sforzo ed essere concreta invece di andare a caccia di farfalle? Di quali "soluzioni facili" stai parlando?
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Lun 8 Gen 2018 - 20:51

sandrocchio ha scritto:
flea ha scritto:

sandrocchio ha scritto:Sarò sincero, Flea. Non me ne frega un cazzo del Venezuela. Una volta che un popolo raggiunge l'autodeterminazione, quello che gli succede sono affari suoi. I venezuelani sono contenti? Si tengano Maduro. Non sono contenti? Lo facciano fuori. Ma sono affari loro. A me interessa la povertà in Italia, non quella del Venezuela. Al Venezuela ci pensi il suo popolo.



Io se dobbiamo arrivare a quella povertà, preferisco morire prima.
Ce ne dobbiamo fregare invece, perché dobbiamo diffidare da chi propone soluzioni facili, sopratutto in paesi che hanno un karma difficile. E perché ci si deve misurare sia col "che fare?" che con il "come siamo arrivati a questo punto".
Perché in Venezuela si misura un'utopia improvvisata, "magica", ideologica e sproporzionata - e piuttosto liberticida - contro una realtà che è fatta di paesi che sono in competizione sempre più accanita tra loro, di un capitalismo che non concede errori, degli errori nel misurare gli "amici" della tua rivoluzione come appoggi eterni e disinteressati.
E perché, come ho scritto a Savita, c'è una marea di gente, non solo politici, che si rifiuta di credere alla realtà, e fanno paura, perché pur di attaccarsi ad un qualsiasi ideale, pur di far combaciare un numero sparuto di nozioni (tipo: c'è di mezzo la CIA), è disposta a credere a tutto.
Ma questo vale per tutto e tutti, caro Sandrocchio.
Anche se, nel merito, sottolineavo l'imbecillità di certa sinistra - e probabilmente anche 5stelle.

Per cortesia, puoi fare un piccolo sforzo ed essere concreta invece di andare a caccia di farfalle? Di quali "soluzioni facili" stai parlando?

Di tante strampalataggini dei 5stelle, tipo:
il Movimento 5 Stelle dice di aver concepito a Porto Torres una rivoluzione che ha un prende il nome di “reddito energetico”. Una rivisitazione del moto perpetuo che Max Planck, nei tempi odierni, definirebbe come “un regime di funzionamento di una macchina in cui viene creata energia in contraddizione con i principi dell’economia”.
Il progetto si basa su un fondo pubblico, ovviamente, che serve per finanziare l’installazione di impianti fotovoltaici sulle case dei cittadini, a partire da quelli con redditi più bassi, ma destinato gratuitamente a tutti. È un’iniziativa che secondo il M5S aiuterebbe a risparmiare sulle bollette, diffondere le energie rinnovabili e creare posti di lavoro. Dicono i proponenti: “Il pannello fotovoltaico produce energia anche quando viene usata e tutta l’energia in più viene ceduta alla rete. In questo modo si ricava un surplus che va ad alimentare il fondo di finanziamento pubblico, che, a sua volta, servirà ad acquistare nuovi impianti e aiutare nuove famiglie”.

Sembrerebbe con certezza che i proponenti del M5S non abbiano alcuna idea del fatto che attualmente non sia assolutamente conveniente produrre energia con impianti fotovoltaici per venderla in rete. Il valore dell’energia immessa da un impianto fotovoltaico è infatti dell’ordine di circa 5 c€ per kWh, e per un impianto da 3 kW, del costo di circa 6.000 euro, e che produce circa 3.600 kWh/anno, corrisponde a circa 180 euro all’anno di ricavi per l’energia immessa in rete in un intero anno. Ciò significherebbe recuperare l’investimento sull’impianto fotovoltaico in circa 33 anni, anche se, essendo soldi pubblici, i tempi di ritorno non hanno alcun interesse per chi realizza l’intervento.

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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  sandrocchio il Lun 8 Gen 2018 - 22:52

Ammesso e non concesso che sia come dici tu - non sono un tecnico e non metto lingua - tu sei legittimata a contestare la proposta, ci mancherebbe altro. Peccato, tuttavia, che tu abbia parlato di "soluzioni facili". Quella del Cinquestelle può essere un'iniziativa contestabile, ma non è facile. Impara a parlare, Flea, e a riconoscere dignità anche alle proposte che non condividi. Sarai preparatissima in fatto di energia e dei suoi costi, ma non conosci gli elementi basilari della democrazia. Quello che dicono i Cinquestelle non è vangelo, ma non capisco perchè tu li debba ridicolizzare. E a proposito, visto che sei così esperta, cosa proponi come alternativa? Vediamo la "soluzione difficile" che proponi tu.
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Messaggio  gus il Mar 9 Gen 2018 - 11:10

flea ha scritto:Di fronte a questo sfacelo ci sono due narrazioni, egualmente interessate ed ottuse.
La prima che derubrica tutto al "socialismo" (anche quando di socialista c'è poco), agli errori di Chavez (che sono enormi, in effetti);
L'altra, peggiore, è quella negazionista, che in Italia trova adepti nelle file di certa sinistra-sinistra, ma anche in molta destra, per cui questa crisi o è esagerata, o è rientrata, o non esiste, o è tutta un'impostura mediatica, le persone che protestano sono tutte fascisti o pagate dai, e tutte fasciste sono le opposizioni a Maduro,  o non è così grave, o è tutta opera degli Usa, o dell'embargo, o delle "potenze straniere" che vogliono affossare il socialismo bolivarista.
E non sono pochi in Italia, questi ultimi (a volte ritornano), tra Paolo Ferrero, e vari altri gruppettari,  e una tale Geraldina Colotti, già ex- brigatista rossa (orgogliosa e non dissociata), che, con mia grande sorpresa scriveva sul Manifesto e sul Monde Diplomatique (ancora...ancora questi deliranti residui a cui viene data possibilità di smerciare la loro ottusità e cecità, dopo aver ammorbato per anni il paese).
Per fortuna esistono persone di sinistra o di destra non cieche e non ottuse che di questa catastrofe sono in grado di fornire un quadro più articolato, con vari attori in campo.
Come questo Emiliano Téran Mantovani che fornisce 7 elementi interni ma anche esterni e premette:
"L’immagine del Venezuela dipinta dai grandi mezzi di comunicazione internazionali di tutto il mondo è senza dubbio un’immagine che esula dall’ordinario. Non ci sono dubbi che ci sia troppa confusione a riguardo, troppo manicheismo, troppi slogan, troppe manipolazioni e omissioni.
Ma al di là delle versioni instupidite della neolingua mediatica che interpreta tutto quello che sta succedendo nel Paese come “crisi umanitaria”, “dittatura” o “prigionieri politici”, e della narrativa eroica del Venezuela del “socialismo” e della “rivoluzione” che interpreta tutto quello che sta succedendo nel Paese come “guerra economica” o “attacco dell’imperialismo”, ci sono molte tematiche, soggetti e processi resi invisibili, che agiscono più in profondità e che costituiscono l’essenza dello scenario politico nazionale. Non è possibile comprendere la crisi attuale in Venezuela senza analizzare nel loro insieme le cause che si sviluppano “dall’interno”.
Il criterio di azione e interpretazione fondato sulla logica “amico-nemico” risponde più a una disputa tra le élite dei partiti politici e dei gruppi economici che agli interessi fondamentali delle classi lavoratrici e alla difesa dei beni comuni. È necessario scommettere su sguardi complessi che analizzino il processo di crisi e il conflitto nazionale, e che contribuiscano a tracciare le coordinate per affrontare e immergersi nella congiuntura attuale.
E sappiamo tutti che le grandi città ospitano immense baraccopoli. Per esempio Kibera, con un milione di persone, che si è sviluppata in piena Nairobi. Anche lì la povertà è colpa della sinistra?
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Mar 9 Gen 2018 - 14:57

sandrocchio ha scritto:Ammesso e non concesso che sia come dici tu - non sono un tecnico e non metto lingua - tu sei legittimata a contestare la proposta, ci mancherebbe altro. Peccato, tuttavia, che tu abbia parlato di "soluzioni facili". Quella del Cinquestelle può essere un'iniziativa contestabile, ma non è facile. Impara a parlare, Flea, e a riconoscere dignità anche alle proposte che non condividi. Sarai preparatissima in fatto di energia e dei suoi costi, ma non conosci gli elementi basilari della democrazia. Quello che dicono i Cinquestelle non è vangelo, ma non capisco perchè tu li debba ridicolizzare. E a proposito, visto che sei così esperta, cosa proponi come alternativa? Vediamo la "soluzione difficile" che proponi tu.

Non è che ridicolizzo, ma mi preoccupo.
Io non sono preparatissima in energia e se è per questo nemmeno in economia, e del resto poche cose danno l'impressione di sconcerto e di mille interpretazioni possibili come le proposte, i dibattiti, e le teorie economiche.
Come se fosse una discussione teologica che ambisse a presentarsi come scienza.
L'impressione delle proposte sommarie dei 5stelle, del loro misto di liberismo estremo e statalismo, di un colpo al cerchio e un colpo alla botte, è che siano campate in aria, non nel senso che siano "sbagliate", ma che non tengano conto del contesto mondiale, degli effetti a catena, degli scenari/inflluenze/ contraccolpi complessi che si aprono per ogni paese ogni, qualunque politica economica o sociale voglia fare, e questo vale sopratutto per l'Italia.
Questo vale per esempio per la loro soluzione alla disoccupazione"lavorare meno, lavorare tutti".
Quelli che contestano tale proposta forniscono esempi per cui questa cosa non funzionerebbe o non ha funzionato, o perché potrebbe essere fallimentare. Non dico che le loro obiezioni siano giuste, o documentate, ma mi pare che non lo sia per nulla - numeri, esempi, previsioni - quella dei 5stelle. Non è che i 5stelle ribattano, per esempio, ecco un esempio di come questa cosa ha avuto successo o potrebbe avere successo, o quali sono o potrebbero essere le criticità, che tipo di contesto produttivo sarebbe opportuno.
Loro buttano là le cose, partendo da un sintomo - oggi lavoriamo di più per molto meno e la disoccupazione è endemica, e ci sono ragioni macroeconomiche per questo - e danno una soluzione "elementare".
Come per il caso del Venezuela - e del suo socialismo "magico" - .

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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  flea il Mar 9 Gen 2018 - 15:18

gus ha scritto:
flea ha scritto:Di fronte a questo sfacelo ci sono due narrazioni, egualmente interessate ed ottuse.
La prima che derubrica tutto al "socialismo" (anche quando di socialista c'è poco), agli errori di Chavez (che sono enormi, in effetti);
L'altra, peggiore, è quella negazionista, che in Italia trova adepti nelle file di certa sinistra-sinistra, ma anche in molta destra, per cui questa crisi o è esagerata, o è rientrata, o non esiste, o è tutta un'impostura mediatica, le persone che protestano sono tutte fascisti o pagate dai, e tutte fasciste sono le opposizioni a Maduro,  o non è così grave, o è tutta opera degli Usa, o dell'embargo, o delle "potenze straniere" che vogliono affossare il socialismo bolivarista.
E non sono pochi in Italia, questi ultimi (a volte ritornano), tra Paolo Ferrero, e vari altri gruppettari,  e una tale Geraldina Colotti, già ex- brigatista rossa (orgogliosa e non dissociata), che, con mia grande sorpresa scriveva sul Manifesto e sul Monde Diplomatique (ancora...ancora questi deliranti residui a cui viene data possibilità di smerciare la loro ottusità e cecità, dopo aver ammorbato per anni il paese).
Per fortuna esistono persone di sinistra o di destra non cieche e non ottuse che di questa catastrofe sono in grado di fornire un quadro più articolato, con vari attori in campo.
Come questo Emiliano Téran Mantovani che fornisce 7 elementi interni ma anche esterni e premette:
"L’immagine del Venezuela dipinta dai grandi mezzi di comunicazione internazionali di tutto il mondo è senza dubbio un’immagine che esula dall’ordinario. Non ci sono dubbi che ci sia troppa confusione a riguardo, troppo manicheismo, troppi slogan, troppe manipolazioni e omissioni.
Ma al di là delle versioni instupidite della neolingua mediatica che interpreta tutto quello che sta succedendo nel Paese come “crisi umanitaria”, “dittatura” o “prigionieri politici”, e della narrativa eroica del Venezuela del “socialismo” e della “rivoluzione” che interpreta tutto quello che sta succedendo nel Paese come “guerra economica” o “attacco dell’imperialismo”, ci sono molte tematiche, soggetti e processi resi invisibili, che agiscono più in profondità e che costituiscono l’essenza dello scenario politico nazionale. Non è possibile comprendere la crisi attuale in Venezuela senza analizzare nel loro insieme le cause che si sviluppano “dall’interno”.
Il criterio di azione e interpretazione fondato sulla logica “amico-nemico” risponde più a una disputa tra le élite dei partiti politici e dei gruppi economici che agli interessi fondamentali delle classi lavoratrici e alla difesa dei beni comuni. È necessario scommettere su sguardi complessi che analizzino il processo di crisi e il conflitto nazionale, e che contribuiscano a tracciare le coordinate per affrontare e immergersi nella congiuntura attuale.

E sappiamo tutti che le grandi città ospitano immense baraccopoli. Per esempio Kibera, con un milione di persone, che si è sviluppata in piena Nairobi. Anche lì la povertà è colpa della sinistra?

No, penso semplicemente di governi e modi di vita caratterizzati - da sempre - da immensa corruzione, violenza, guerriglia tra gruppi di potere, incapacità di sostenere strumenti complessi come la democrazia, retaggi tribali etc.

Come in fondo è il caso, l'humus dei paesi sudamericani.
Parassitare un paese di milioni di persone sul mercato di una sola risorsa - per giunta esauribile, per giunta malgestita, con tanti concorrenti, in un mondo che cerca disperatamente di farne a meno - spargendone e sprecandone senza reinvestirli in nulla, a pioggia da una parte, un un'assistenzialismo senza sbocchi e senza reali possibilità di indipendenza e di creazione di lavoro vero, e concedendone enormi benefici e semimonopoli - quelli dati ai militari - ; nel contempo basando tutto il sostentamento - medicine, metalli, agricoltura - sull'importazione quasi totale; nel contempo mandando in malora il poco esistente produttivo, per insufficiente manutenzione, sprechi, gestione puramente ideologica, visione ristretta al giorno per giorno, ondeggiamento tra nucleare sì e il giorno dopo no, e basando tutto questo sul carisma personale, sulla propaganda martellante, sul capro espiatorio sempre pronto - per Chavez la siccità era "opera del capitalismo" - , e sull'appoggio dei militari da una parte e di interessi stranieri - Russia e Cina - dall'altra, tutto questo non so se è "di sinistra".
In realtà è una forma miope e micidiale di capitalismo di stato improduttivo e a breve scadenza, una sorta di "socialismo magico", con quelle commistioni indigeste tra Gesù e Marx che tanto piacciono anche in Italia.

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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  savita il Mar 9 Gen 2018 - 18:15

flea ha scritto:


Sì Savita, ma gli errori - e per dire la verità gli aspetti "sovietici" di propaganda, complottismo, paranoia, culto della personalità, arresti, violenza, narcotraffico in mano alle élites - sono enormi.
E riguardano anche una gestione disastrosa e praticamente l'abbandono dell'industria e dell'agricoltura.
Tuttavia ho postato queste cose per mettere sopratutto in guardia dalla cecità ideologica, perché, persino di fronte a questa catastrofe - annunciata - e a quello che non è altro che un misto tra un populismo paternalistico esasperato, regime militare, e socialismo "magico", c'è e c'è stata una frotta di persone, anche divi di Hollywood, etc. che hanno inneggiato ed inneggiano al "socialismo del XXI secolo".
E che adesso dicono di levare gli scudi a difesa dell'"esperimento" e della figura di Maduro.
E' tutto un complotto...secondo loro.
Anche io penso all'Italia vedendo il Venezuela.
E diffido di quelli che portano soluzioni facili.

Avevo sottolineato solo un punto ,  relativamente al quele l'Italia potrebbe rischiare di trovarsi nelle stesse condizioni , perchè , per il resto, condividevo la  tua analisi.  Anche se del Venezuela non so molto in realtà.

 Semore realtivamente al punto " emettere moneta "   con il quale molti ritengono si possano risolvere i problemi di un paese, ecco cosa sta facendo Maduro in Venezuela ( letto oggi ) :

Venezuela emetterà criptomoneta per $6 miliardi e Maduro ordina il taglio dei prezzi
Il regime di Maduro in Venezuela sta per lanciare la sua versione dei Bitcoin per combattere la crisi, mentre ordina ai negozi di tagliare i prezzi, rischiando di aggravare la carestia alimentare già in corso.

Questione di giorni e “Petro” sarà pronta. La “criptomoneta” voluta dal presidente Nicolas Maduro per aggirare le sanzioni USA e immettere in circolazione dollari esordirà presto con 100 milioni di unità emesse, ciascuna garantita da un barile di petrolio del bacino di Orinoco. Poiché le quotazioni del greggio in Venezuela si aggirano sui 59 dollari al barile (a sconto rispetto al Brent), ciò significa che la quantità complessiva di moneta digitale che verrà emessa corrisponderà a un valore di quasi 6 miliardi di dollari.  E ben oltre 860.000 venezuelani si sono già registrati per “minare” la criptomoneta, lavorando sotto lo stretto controllo del governo, segno di quanto forte sia la disperazione tra i quasi 32 milioni di abitanti, tutti a corto di dollari e di liquidità con cui fare la spesa. (

Forte lo scetticismo di analisti ed economisti sul successo dell’operazione. Petro non sembra in grado di attirare fiducia sufficiente, a causa della cattiva gestione dell’economia da parte del governo e dell’assenza di un vero stato di diritto a Caracas, dove le voci critiche contro il regime “chavista” sono puntualmente represse, anche nel sangue. Il deputato e presidente della Commissione Finanze dell’Assemblea Nazionale, José Guerra, ha spiegato che la legge sugli idrocarburi impedisce lo sfruttamento delle riserve nel sottosuolo, ragione per cui queste non potrebbero fungere da garanzia per emettere nuova moneta.

Un altro esponente delle opposizioni, Angel Alvarado, ha pubblicato su Twitter le cifre sull’inflazione, che nel mese di dicembre sarebbe schizzata al 2.616%. La banca centrale non pubblica cifre ufficiali dalla fine del 2016. Il paese andino versa nell’iperinflazione e Maduro non ha trovato di meglio nei giorni scorsi che imporre a 214 supermercati controllati da 26 catene di tagliare i prezzi dei prodotti ai livelli del mese scorso. Mediamente, infatti, questi tendono ormai a crescere al ritmo di oltre il 50% al mese. Diversi punti vendita sono rimasti chiusi la domenica, non trovando più conveniente vendere ai prezzi imposti dal governo, scatenando le ire di centinaia di clienti in fila davanti alle saracinesche abbassate, al grido di “abbiamo fame”.

Sempre meno petrolio e più fame
 Gli USA hanno pressappoco dimezzato le importazioni di petrolio venezuelano in appena cinque anni, riducendole a 510.000 barili al giorno, un terzo dei livelli importati un paio di decenni fa.  
Prima della riforma socialista, il paese produceva il 70% del fabbisogno alimentare nazionale, mentre oggi arriva a malapena al 30% e non avendo più nemmeno dollari con cui importare dall’estero, l’esecutivo costringe i venezuelani a ridurre i consumi, anche quelli strettamente legati alla sopravvivenza.

Mentre è già in corso una crisi umanitaria, pur negata da Maduro, che preferisce parlare di “guerra economica” scatenata dagli USA per porre fine alla rivoluzione “chavista”, il peggio potrebbe arrivare con il taglio ordinato dei prezzi, il quale rischia di portare alla chiusura dei negozi e al fermo di quel poco di produzione che ancora esiste nel paese. Chi mai vorrà produrre sottocosto? E chi venderà ai prezzi di mesi addietro, quando ormai il listino va aggiornato quotidianamente per restare al passo con l’esplosione dei prezzi? Servirebbe incentivare la produzione per aumentare l’offerta e liberalizzare il cambio per rendere possibili le importazioni. Il regime opta ancora una volta per le soluzioni opposte.
 
9 gennaio 2018
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  savita il Mar 9 Gen 2018 - 18:38

Non so per esempio perchè gli USA abbiano ridotto le importazioni di petrolio dal Venzuela: c'è chi dice per affondare economicamente il regime socialista di Maduro, c'è chi dice perchè gli USA attualmente producono già più petrolio del proprio fabbisogno ma a minor prezzo. Non lo so: c'è chi afferma una cosa, chi un'altra.

Un fatto però è certo : da tempo il Venezuela , concentrando tutte le proprie energie sul petrolio e contando sulle risorse provenienti da esso, è diventato sempre meno autonomo sul piano alimentare, industriale e manufatturiero, e sempre più dipendente dalle importazioni dall' estero. Questo in generale rende una nazione debole e la espone a gravi pericoli.
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Re: L'angoscia del Venezuela e il negazionismo

Messaggio  sandrocchio il Mar 9 Gen 2018 - 19:12

flea ha scritto:
sandrocchio ha scritto:Ammesso e non concesso che sia come dici tu - non sono un tecnico e non metto lingua - tu sei legittimata a contestare la proposta, ci mancherebbe altro. Peccato, tuttavia, che tu abbia parlato di "soluzioni facili". Quella del Cinquestelle può essere un'iniziativa contestabile, ma non è facile. Impara a parlare, Flea, e a riconoscere dignità anche alle proposte che non condividi. Sarai preparatissima in fatto di energia e dei suoi costi, ma non conosci gli elementi basilari della democrazia. Quello che dicono i Cinquestelle non è vangelo, ma non capisco perchè tu li debba ridicolizzare. E a proposito, visto che sei così esperta, cosa proponi come alternativa? Vediamo la "soluzione difficile" che proponi tu.


Non è che ridicolizzo, ma mi preoccupo.
Io non sono preparatissima in energia e se è per questo nemmeno in economia, e del resto poche cose danno l'impressione di sconcerto e di mille interpretazioni possibili come le proposte, i dibattiti, e le teorie economiche.
Come se fosse una discussione teologica che ambisse a presentarsi come scienza.
L'impressione delle proposte sommarie dei 5stelle, del loro misto di liberismo estremo e statalismo, di un colpo al cerchio e un colpo alla botte, è che siano campate in aria, non nel senso che siano "sbagliate", ma che non tengano conto del contesto mondiale, degli effetti a catena, degli scenari/inflluenze/ contraccolpi  complessi che si aprono per ogni paese ogni, qualunque politica economica o sociale voglia fare, e questo vale sopratutto per l'Italia.
Questo vale per esempio per la loro soluzione alla disoccupazione"lavorare meno, lavorare tutti".
Quelli che contestano tale proposta forniscono esempi per cui questa cosa non funzionerebbe o non ha funzionato, o perché potrebbe essere fallimentare. Non dico che le loro obiezioni siano giuste, o documentate, ma mi pare che non lo sia per nulla - numeri, esempi, previsioni - quella dei 5stelle. Non è che i 5stelle ribattano, per esempio, ecco un esempio di come questa cosa ha avuto successo o potrebbe avere successo, o quali sono o potrebbero essere le criticità, che tipo di contesto produttivo sarebbe opportuno.
Loro buttano là le cose, partendo da un sintomo - oggi lavoriamo di più per molto meno e la disoccupazione è endemica, e ci sono ragioni macroeconomiche per questo - e danno una soluzione "elementare".
Come per il caso del Venezuela - e del suo socialismo "magico" - .
Siamo sempre lì, Flea. Quello che non vuoi accettare - e non dico "quello che non vuoi capire" perchè lo capisci benissimo - è che gli Italiani sono disperati. Hanno provato tutto. Hanno provato Berlusconi, hanno provato Prodi, hanno provato la Destra, hanno provato la sinistra. I risultati sono questi. Al di là dell'opinabilità delle proposte del Cinqiuestelle, si cerca qualcosa di nuovo per non finire ancora nel pantano. Berlusconi ha governato per vent'anni e ora è quasi novantenne. Il PD l'abbiamo provato con Prodi, con Bersani e con Renzi. Roba da passarli per le armi. Ecco perchè il Cinquestelle ha successo, al di là delle sue proposte. Gli Italiani riconoscono in loro un'onestà di fondo che manca agli altri partiti. Perchè non analizzi le ragioni del loro successo invece di analizzare col massimo scrupolo le loro proposte, cosa che ti guardi bene dal fare con gli altri partiti? Abbiamo bisogno di gente nuova. Ne abbiamo bisogno come l'aria. Gli altri li abbiamo provati, e sono putridi.
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