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Messaggio  renzone il Mer 19 Set 2018 - 21:21

Tangenti in Algeria: il tribunale di Milano assolve Scaroni e Eni, condannata Saipem

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L Italia è l'unico paese che condanna le sue aziende per corruzione all estero.
In molti paesi del secondo mondo i contratti e gli appalti si vincono con la tangente...ma provatelo a spiegare ai puristi nostrani che vivono nell'iperuranio di sto*****
Questo è lennesimo modo per istigare l'autorazzismo: si tratta di spiegare ai candidi che danno via di matto che all'estero non esistono certi processi, perché la facilitazione (tangente estero su estero) è legale!
Un mio amico ha lavorato diversi anni nella filiale italiana di un gruppo multinazionale che faceva parte di una notissima società quotata alla borsa di Londra.
Nel 1987, in un training durato tre settimane in UK, mi disse che durante una lezione venne chiaramente detto che E' DOVERE per un Gruppo multinazionale (quotato o no) utilizzare qualsiasi mezzo a disposizione (anche la la corruzione) per raggiungere l' obiettivo di remunerare gli azionisti.
Non per niente, nel caso degli elicotteri in India, Tony Blair si precipitò a New Delhi subito dopo l' inchiesta che la nostra Magistratura aprì nei confronti di Finmeccanica accusata di tangenti internazionali per ottenere una commessa da 500 milioni. Se non ricordo male, la Magistratura concluse che il fatto non sussisteva.
Peccato ci abbia impegato qualche anno e l' India, nel frattempo, abbia chiuso le porte all' Italia per questo tipo di commesse.
Brutti idioti!
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Re: Follia pura.

Messaggio  savita il Gio 20 Set 2018 - 8:58

In Italia però le cose " funzionano " diversamente da altri paesi che pagano tangenti all'estero. Illuminante , ma complicato , questo articolo del 2013 .  
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in sunto:

Intervista a un vecchio 007, generale dell'AISE ( tutte parole sue )  :

" le mazzette all'estero le pagano tutti .   Le pagano italiani, francesi, inglesi, americani, perfino i finlandesi: per vincere gli appalti pubblici nel terzo mondo e nei Paesi in via di sviluppo bisogna ungere. Militari, ministri e politici locali. Sennò sei tagliato fuori».

Sa qual è la differenza tra noi e gli altri? Per trattare i business all'estero le nostre imprese si affidano a faccendieri come Valter Lavitola, alla modella Debbie Castaneda, all'ex naziskin Lorenzo Cola, gli altri fanno intervenire i servizi segreti e la diplomazia. Noi abbiamo manager e politici affamati che vogliono spartirsi la torta, altrove si pensa esclusivamente all'interesse nazionale. E se i nostri investigatori hanno l'obbligatorietà dell'azione penale, altrove i giudici possono chiudere un occhio e decidere caso per caso.

Ill "sistema all'italiana" sembra basarsi su tre assiomi: una tangente, una cresta sulla tangente (che almeno in parte sembra "rientrare" in Italia per foraggiare partiti e politici) e la presenza fissa di intermediari. Nei fascicoli e nelle intercettazioni ne spuntano a bizzeffe. I pm li hanno scovati ovunque. In Nigeria la Saipem, ex Snamprogetti - consorziata con la francese Technip e l'americana Kbr - li avrebbe usati per ottenere l'appalto per la costruzione di sei impianti per l'estrazione e il trasporto di gas. La tangente ammonterebbe a 182 milioni di dollari, versati a faccendieri, presidenti, ministri e funzionari di ogni livello; mentre l'Eni in Kazakhstan avrebbe girato 23 milioni a politici e intermediari per sfruttare un giacimento a Kashagan. In Iraq e Kuwait, invece, un gruppo affaristico composto da «dirigenti infedeli» del gruppo del cane a sei zampe, scrivono i giudici milanesi in un'inchiesta dove l'azienda si considera parte lesa, avrebbero costituito società gemelle per spartirsi tangenti intascate da imprese italiane che pagavano per vincere appalti pilotati.

 Procacciatori e faccendieri dai profili più disparati spesso propongono, gestiscono e chiudono da soli i contratti.  
...seguono esempi.

 L'Italia si presenta ancora con le valigette piene di soldi come vent'anni fa, ma altri Paesi usano metodi più sofisticati. Se - con l'eccezione degli Usa - fino a pochi anni fa le mazzette all'estero erano di fatto legalizzate (in Germania le imprese erano addirittura autorizzate a detrarle dalle tasse) da due lustri il modus operandi degli europei è completamente cambiato. Nel 1997 l'Ocse ha infatti chiesto a tutti i suoi membri di ratificare la convenzione contro le bustarelle ai funzionari pubblici stranieri e ovunque è stato introdotto il reato di corruzione internazionale. Da allora i vecchi metodi, come i fondi neri travestiti da sponsorizzazioni (che per le imprese comportavano al massimo l'accusa di falso in bilancio) e le consulenze milionarie ai ministri africani e asiatici, sono andati in soffitta. La tangente non è scomparsa, ma è stata meglio camuffata e sostituita da altre forme di "do ut des".

...Prendiamo i francesi.   .... prima Sarkozy e poi Hollande hanno promesso in cambio dell'appalto la fornitura di reattori nucleari a basso costo, informazioni sensibili sui rivali storici dell'India come Pakistan e Cina e un seggio permanente al consiglio di sicurezza dell'Onu».

...In Italia non esistono norme che permettano all'intelligence di intervenire. Hanno le mani legate, mentre i fondi neri, circa 2-300 milioni di euro l'anno, vengono spesi soprattutto per pagare i riscatti dei connazionali rapiti all'estero. Le imprese, però, fanno tutto da sole anche per un altro motivo: non si fidano più delle capacità dei nostri agenti sul territorio.  preferiscono rivolgersi direttamente ad intermediari e faccendieri. Sotto la gestione di Gianni Letta e di Gianni De Gennaro  all'Aisi e all'Aise sono stati chiamati troppi raccomandati, figli di generali, parenti e amici di politici, di tutti gli schieramenti. Alcuni hanno fatto una carriera eccezionale ontro-ingerenza. «I russi e i cinesi ci rubano brevetti ogni giorno, per difendere le aziende italiane va messa gente specializzata», si congeda il generale ormai vicino alla pensione.

..Sia nel caso Agusta (dove gli investigatori ipotizzano che Orsi abbia girato parte della somma investita per le bustarelle alla Lega Nord) sia in un'altra inchiesta su investimenti di Saipem in Algeri c'è il sospetto che i soldi tornino in Italia. «Ci muoviamo come lupi affamati. La crisi ha peggiorato ancor di più il livello etico. Ma la pagheremo cara. Non solo dal punto di vista giudiziario. Se le nostre aziende finiranno nelle black list, non venderemo più un bullone».
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