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Messaggio  oedipus il Gio 8 Nov 2018 - 14:24

e pure di Wikipedia  ....


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Messaggio  ratin il Ven 9 Nov 2018 - 0:04

Rolling Eyes
Focus ha scritto:Il raffreddamento produce una contrazione dell'involucro di atmosfera, lo fa collassare - seppure di poco: quel tanto che basta a fare mancare (di poco) il suo sostegno a molti satelliti e alla Stazione spaziale (le cui orbite possono essere corrette), oltre che a una quantità indeterminata di spazzatura spaziale, che ha così più probabilità di precipitare.

Mi basta questo passaggio per buttare la rivista nella spazzatura.
... del resto mi sono bastate la lettura, anni fa, di soli due numeri per fare certe considerazioni non benevoli Rolling Eyes  Vado avanti con Le Scienze: è pesante ma affidabile. Non per niente conservo ben quarant'anni di numeri.
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Messaggio  oedipus il Ven 9 Nov 2018 - 10:13

ratin ha scritto:Rolling Eyes
Focus ha scritto:Il raffreddamento produce una contrazione dell'involucro di atmosfera, lo fa collassare - seppure di poco: quel tanto che basta a fare mancare (di poco) il suo sostegno a molti satelliti e alla Stazione spaziale (le cui orbite possono essere corrette), oltre che a una quantità indeterminata di spazzatura spaziale, che ha così più probabilità di precipitare.

Mi basta questo passaggio per buttare la rivista nella spazzatura.
... del resto mi sono bastate la lettura, anni fa, di soli due numeri per fare certe considerazioni non benevoli Rolling Eyes  Vado avanti con Le Scienze: è pesante ma affidabile. Non per niente conservo ben quarant'anni di numeri.


Del resto ognuno legge in un libro quello che vuole leggere.
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Messaggio  savita il Ven 9 Nov 2018 - 20:23

Poche storie : il surriscaldamento globale è in atto ormai da più di 20 anni con andamento crescente in accelerazione : quindi ce ne rendiamo conto sempre di più negli ultimi anni.
Negarlo è a negazionisti ottusi .

Ricerche svolte da schiere di scienziati e studiosi confermano una conclusione sconfortante: il cambiamento climatico è diverso dai problemi ambientali che abbiamo avuto finora, e non è possibile “aggiustarlo” come abbiamo cominciato a fare con lo smog o il buco dell’ozono, attraverso leggi e trattati circoscritti o piccole modifiche tecnologiche; è un fenomeno troppo vasto in termini di spazio, tempo e complessità. Inoltre, le emissioni che lo causano sono conseguenza fin troppo diretta della sovrappopolazione del pianeta, abitato da circa 7,5 miliardi di persone, che tra qualche decennio diventeranno 10 miliardi.

Le reali dimensioni di quanto sta accadendo alla Terra emergono solo se l’aumento delle emissioni dei gas serra si considera assieme ad altri parametri di misurazione dell’attività umana. In un rapporto scientifico del 2015 intitolato The Great Acceleration (la grande accelerazione) è stato presentato un quadro globale di grafici che illustrano vari effetti dell’attività umana, dall’impoverimento delle foreste tropicali, alla produzione di carta, all’utilizzo delle risorse idriche. Questi grafici presentano quasi tutti lo stesso andamento della curva delle emissioni di CO2. Inquinamento e cambiamento climatico sono quindi i sintomi di una situazione più ampia, cioè dell’era del maggiore impatto dell’uomo sulla Terra, che sempre più spesso viene chiamata Antropocene.

Adam Frank, astrofisico dell’Università di Rochester, ha iniziato a valutare possibili conseguenze per il pianeta, ipotizzando vari scenari in base alla nostra conoscenza dei pianeti che potrebbero ospitare la vita al di fuori del Sistema Solare.
Da modelli matematici abbastanza semplici sono emersi tre scenari piuttosto ampi, che Frank descrive in un nuovo libro intitolato "Light of the Stars" (Luce delle stelle).

Il primo scenario, definito “atterraggio morbido”, vede una civiltà e il suo pianeta raggiungere senza intoppi una nuova stabilità. Nel secondo scenario, il “declino”, le condizioni ambientali di un pianeta si degradano e le sue popolazioni si riducono drasticamente, pur sopravvivendo. «È difficile capire se una civiltà tecnologica può sopravvivere dopo aver perso circa il 70% della popolazione», spiega Frank.

Poi c’è il terzo scenario: il collasso. «La popolazione cresce, il pianeta si surriscalda, e a un certo punto la popolazione si azzera», continua Frank. «Abbiamo anche individuato un modello in cui il collasso avverrebbe nonostante l’avvenuta transizione da una fonte energetica ad alto impatto - come i combustibili fossili - a una più sostenibile, come il solare».

La prospettiva interplanetaria di Frank rende chiaro come la crisi climatica sia davvero una sfida enorme, come la lotta al cancro o alla povertà, a cui intere generazioni hanno dedicato la vita con senso di urgenza e pazienza. Il cambiamento di prospettiva è preoccupante ma anche liberatorio: significa che chiunque di noi sia motivato e abbia un po’ di perseveranza può fare la differenza, che sia insegnante o ingegnere, artista o finanziatore o, più semplicemente, un cittadino di questo pianeta interessato al problema.

Studiando lo spazio per valutare possibili prospettive terrestri, Frank è arrivato al punto da cui era partito James Hansen: Venere, il nostro bollente vicino. All’inizio di quest’anno ho chiesto a Frank come vede il futuro della Terra.

Lui pensa che per qualunque biosfera che abbia sviluppato una civiltà industriale su scala planetaria come la nostra sia arduo evitare grandi sconvolgimenti. «La domanda è: quanto spesso questa civiltà riesce a compiere la transizione, riemergendo come parte ancora fondamentale della biosfera ormai modificata? Molto può dipendere dal patrimonio evolutivo acquisito dalla specie». In altri termini, dipenderà dalla capacità delle popolazioni di pensare e agire in modo da adattarsi alla nuova realtà e gestirla in maniera responsabile.

È una domanda per la Terra, dice Frank: «Ce l’abbiamo, noi, quello che serve? Io lo spero, ma credo che lo scopriremo presto». ( luglio 2018)


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Messaggio  oedipus il Ven 9 Nov 2018 - 23:25

savita ha scritto:Poche storie : il surriscaldamento globale è in atto ormai da più di 20 anni con andamento  crescente   in accelerazione : quindi ce ne rendiamo conto sempre di più negli ultimi anni.
Negarlo è a negazionisti ottusi  .

Ricerche svolte da schiere di scienziati e studiosi confermano una conclusione sconfortante: il cambiamento climatico è diverso dai problemi ambientali che abbiamo avuto finora, e non è possibile “aggiustarlo” come abbiamo cominciato a fare con lo smog o il buco dell’ozono, attraverso leggi e trattati circoscritti o piccole modifiche tecnologiche; è un fenomeno troppo vasto in termini di spazio, tempo e complessità. Inoltre, le emissioni che lo causano sono conseguenza fin troppo diretta della sovrappopolazione del pianeta, abitato da circa 7,5 miliardi di persone, che tra qualche decennio diventeranno 10 miliardi.

Le reali dimensioni di quanto sta accadendo alla Terra emergono solo se l’aumento delle emissioni dei gas serra si considera assieme ad altri parametri di misurazione dell’attività umana. In un rapporto scientifico del 2015 intitolato The Great Acceleration (la grande accelerazione) è stato presentato un quadro globale di grafici che illustrano vari effetti dell’attività umana, dall’impoverimento delle foreste tropicali, alla produzione di carta, all’utilizzo delle risorse idriche. Questi grafici presentano quasi tutti lo stesso andamento della curva delle emissioni di CO2. Inquinamento e cambiamento climatico sono quindi i sintomi di una situazione più ampia, cioè dell’era del maggiore impatto dell’uomo sulla Terra, che sempre più spesso viene chiamata Antropocene.

Adam Frank, astrofisico dell’Università di Rochester, ha iniziato a valutare possibili conseguenze per il pianeta, ipotizzando vari scenari in base alla nostra conoscenza dei pianeti che potrebbero ospitare la vita al di fuori del Sistema Solare.
Da modelli matematici abbastanza semplici sono emersi tre scenari piuttosto ampi, che Frank descrive in un nuovo libro intitolato "Light of the Stars" (Luce delle stelle).

Il primo scenario, definito “atterraggio morbido”, vede una civiltà e il suo pianeta raggiungere senza intoppi una nuova stabilità. Nel secondo scenario, il “declino”, le condizioni ambientali di un pianeta si degradano e le sue popolazioni si riducono drasticamente, pur sopravvivendo. «È difficile capire se una civiltà tecnologica può sopravvivere dopo aver perso circa il 70% della popolazione», spiega Frank.

Poi c’è il terzo scenario: il collasso. «La popolazione cresce, il pianeta si surriscalda, e a un certo punto la popolazione si azzera», continua Frank. «Abbiamo anche individuato un modello in cui il collasso avverrebbe nonostante l’avvenuta transizione da una fonte energetica ad alto impatto - come i combustibili fossili - a una più sostenibile, come il solare».

La prospettiva interplanetaria di Frank rende chiaro come la crisi climatica sia davvero una sfida enorme, come la lotta al cancro o alla povertà, a cui intere generazioni hanno dedicato la vita con senso di urgenza e pazienza. Il cambiamento di prospettiva è preoccupante ma anche liberatorio: significa che chiunque di noi sia motivato e abbia un po’ di perseveranza può fare la differenza, che sia insegnante o ingegnere, artista o finanziatore o, più semplicemente, un cittadino di questo pianeta interessato al problema.

Studiando lo spazio per valutare possibili prospettive terrestri, Frank è arrivato al punto da cui era partito James Hansen: Venere, il nostro bollente vicino. All’inizio di quest’anno ho chiesto a Frank come vede il futuro della Terra.

Lui pensa che per qualunque biosfera che abbia sviluppato una civiltà industriale su scala planetaria come la nostra sia arduo evitare grandi sconvolgimenti. «La domanda è: quanto spesso questa civiltà riesce a compiere la transizione, riemergendo come parte ancora fondamentale della biosfera ormai modificata? Molto può dipendere dal patrimonio evolutivo acquisito dalla specie». In altri termini, dipenderà dalla capacità delle popolazioni di pensare e agire in modo da adattarsi alla nuova realtà e gestirla in maniera responsabile.

È una domanda per la Terra, dice Frank: «Ce l’abbiamo, noi, quello che serve? Io lo spero, ma credo che lo scopriremo presto». ( luglio 2018)


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A parte la parte di fantascienza (che non ho neppure letto) concordo perfettamente.
La temperatura terrestre sta aumentando, come ha fatto in passato, e noi non ci possiamo far niente (a meno ché non volessimo sterminare qualche miliardo di viventi).
Possiamo solo adeguarci, e pensare ai benefici che un aumento di temperatura potrebbe darci.
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Messaggio  ratin il Mer 10 Lug 2019 - 17:16

oedipus ha scritto:La temperatura terrestre sta aumentando, come ha fatto in passato, e noi non ci possiamo far niente (a meno ché non volessimo sterminare qualche miliardo di viventi).
Possiamo solo adeguarci, e pensare ai benefici che un aumento di temperatura potrebbe darci.

Non c'è bisogno di eliminare "qualche miliardo di viventi" ma cambiare il sistema di vita e ci stiamo tutti meglio ( chi ha vissuto in una famiglia numerosa sa cosa si intende).
Ne conosciamo le origini che non sono astronomiche, i benefici dell'aumento della temperatura sono ingannevoli: i ghiacciai alpini si stanno ritirando e mancheranno le risorse idriche.

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Messaggio  oedipus il Gio 11 Lug 2019 - 8:10

ratin ha scritto:
oedipus ha scritto:La temperatura terrestre sta aumentando, come ha fatto in passato, e noi non ci possiamo far niente (a meno ché non volessimo sterminare qualche miliardo di viventi).
Possiamo solo adeguarci, e pensare ai benefici che un aumento di temperatura potrebbe darci.

Non c'è bisogno di eliminare "qualche miliardo di viventi" ma cambiare il sistema di vita e ci stiamo tutti meglio ( chi ha vissuto in una famiglia numerosa sa cosa si intende).
Ne conosciamo le origini che non sono astronomiche, i benefici dell'aumento della temperatura sono ingannevoli: i ghiacciai alpini si stanno ritirando e mancheranno le risorse idriche.

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Comunque ho torto, lo so e lo ammetto.
La mia era una ribellione a un modo per me sbagliato di comunicare il problema.
Non si può dire che la temperatura è la più alta della storia quando la storia è milionaria e la temperatura è misurata solo da qualche anno.
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Messaggio  ratin il Gio 11 Lug 2019 - 16:52

Saranno almeno 150 che le temperature vengono registrate scientificamente in modo attendibile, storicamente si possono evincere, approssimativamente, le temperature attraverso le cronache storiche arrivate fino a noi, disponibili da quando l'umanità si è dotata di scrittura.
... uno bello spazio temporale di almeno 6000/8000 anni.
Prima della storia ci sono le stratigrafia geologiche ... e qui si spazia per milioni di anni.
Ma quello che è certo è la rapidità con cui le temperature stanno aumentando, rapidità non riscontrata dagli strati sia geologici se non collegati ad eventi traumatici.
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Messaggio  oedipus il Ven 12 Lug 2019 - 10:13

ratin ha scritto:Saranno almeno 150 che le temperature vengono registrate scientificamente in modo attendibile, storicamente si possono evincere, approssimativamente, le temperature attraverso le cronache storiche arrivate fino a noi, disponibili da quando l'umanità si è dotata di scrittura.
... uno bello spazio temporale di almeno 6000/8000 anni.
Prima della storia ci sono le stratigrafia geologiche ... e qui si spazia per milioni di anni.
Ma quello che è certo è la rapidità con cui le temperature stanno aumentando, rapidità non riscontrata dagli strati sia geologici se non collegati ad eventi traumatici.

Le cronache storiche delle temperature del passato ci dicono che essa fluttua nel tempo: ai tempi dell'antica Roma era altissima, dal 1600 al 1800(?) l'Europa ha avuto un piccola glaciazione.
So benissimo che la CO2 produce un effetto serra, ma mi domando se il fenomeno può essere a livello mondiale o è un solo fenomeno locale, sulle grandi città inquinanti.
Qualcuno ha fatto notare che negli ultimi 20 anni la temperatura della terra è stabile se non in riduzione, mentre la quantità della CO2 sale progressivamente.
Mi sembra che la scienza ancora non sappia bene perché la temperatura della terra sia così variabile, e temo che accusare la CO2 come sola responsabile abbia più un valore politico che reale.
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