un lampione per amico

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Messaggio  oedipus il Lun 1 Lug 2019 - 9:39

Hanno detto di me che sono un po’ strano.
Non è vero, sono una persona normalissima. Casa lavoro, casa lavoro.
Solo una stranezza ho avuto nella mia vita. Ho avuto ed ancora ho un lampione per amico.
Lo conobbi tanti anni fa, una sera quando uscii a portare il cane fuori per la passeggiata.
Fu lui a guidarmi.
Invece di andare dritto per la solita strada, seguendo misteriosi odori lasciati da qualche cagnetta, mi fece girare a destra e mi fece imboccare la stradina appena più larga di due automobili e con un marciapiede giusto adatto ad un uomo ed un cane.
La stradina sale dolcemente per cinquanta metri poi, proprio in sommità, ha come un ripensamento, s’inerpica più decisa per pochi metri prima di tornare in piano, quel poco che basta a farti fare un respiro più lungo, a far spingere più decisamente il diaframma sulle viscere addominali.
Il cane marcava soddisfatto il nuovo territorio quando, nel tirar via quel respiro, alzai lo sguardo verso il cielo e lo vidi.
Lui non aveva nulla di speciale. Era un semplice lampione attaccato al muro antico della casa. Era in ferro battuto con qualche voluta d’abbellimento, con il suo paralume e la lampadina accesa ad indirizzare la luce verso il basso, là dove serve.
Rimasi incantato lo stesso.
È difficile spiegarlo. C’era la banalità di un muro e quella di un tetto, c’era il lampione con la lampadina accesa è vero ma, oltre, ma, dietro, c’era il cielo e lì, oltre, nello spazio libero, lì dove volano gli aeroplani, c’era ancora il giorno.
Era l’attimo strano, quello conosciuto dai poeti, quello quando all’improvviso gli uccelli tacciono, il vento cade e il giorno finisce mentre la notte non è ancora cominciata.
Ecco, il ricordo di quando gli divenni amico è ancora vivo in me e nei giorni seguenti, negli anni seguenti tornai spesso a trovarlo, seguendo la strada in lieve salita e poi alla fine tirando via il sospiro più lungo e alzando lo sguardo al cielo, oltre il confine stretto del tetto e del paralume.
Non credo che lui avesse altri amici.
Lui aveva il compito di illuminare un angolo di città inutile, sempre deserto, con qualche rara automobile che passava via in fretta, e ancor più rari pedoni.
Le finestre della casa sempre chiuse, come disabitata, inutile.
Certo, può sembrare strano avere un lampione per amico, e invece no.
Quando hai bisogno, lui è sempre lì ad aspettarti.
Non ti tradisce mai, non ti dimentica, non ti rinnega.
Semmai il contrario.
Sei tu che dimentichi, che lo trascuri, che non hai mai tempo. Sei tu che con il passare degli anni trovi quel piccolo tratto di strada sempre un po’ più lungo e volgere lo sguardo in su verso il sole e l’infinito, superfluo.
Poi un giorno, dopo tanti tutti uguali, hai un piccolo dolore dentro e hai bisogno di lui. Hai bisogno di quella salitina, del respiro a pieni polmoni, di volgere lo sguardo in alto.
Ecco, c’è qualcosa di nuovo.
Lì dove per tanti anni c’è stato solo silenzio, ora ci sono dei ragazzini che giocano con un pallone.
Ma sì, è vero, qualche mese prima c’era stato un trasloco, la casa che fino allora era sembrata disabitata aveva aperto le finestre e nuova vita, nuova allegria, nuovi clamori erano presenti.
Allora ti senti come quando hai già deciso di lasciare, di ritirarti per sempre da quella vita stressante e avara di soddisfazioni e hai già fatto la domanda di pensionamento.
I bambini giocano e portano vivacità e vita.
Poi il pallone gli sfugge e ti viene incontro. In un attimo il tuo dolore svanisce, sei preso dall’ardore giovanile e fai quello che non devi: provi a dare un calcio per rimandare la palla da dove è venuta, come non facevi da secoli.
Ovviamente sbagli.
La palla prende una traiettoria troppo alta e batte sulla lampadina, infrangendola in mille pezzi e è subito buio.
I ragazzi sorpresi raccolgono il pallone e scappano via.
Tu rimani lì con il tuo amico.
Senti il dolore pungerti l’anima. E senti ancora più dolore per quell’amico che per tanti anni ti è stato fedele e tu con il tuo atto insensato hai semidistrutto.
Allora sollevi lo sguardo e guardi lontano nel cielo terso e azzurro scuro, guardi dove è ancora giorno e dove, oltre le nuvole, volano gli aerei
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