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Parole a un pubblico immaginario

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Messaggio  mirf il Sab 5 Nov 2011 - 19:27

Parole a un pubblico immaginario
(Alfonso Gatto)

Ho scritto la mia prima poesia a vent’anni in una stanza diroccata. Di là dalla finestra c’era il mare, pioveva dolcemente. Avevo visto per vent’anni le montagne chiudere il golfo e contro il cielo una casetta odorare del suo intonaco rosa che la pioggia le risvegliava.
Tante sere io mi dicevo: ‘’Dopo di me vivrà il mondo, chissà se altri guarderà questi colli e il mare col mio stesso sguardo e senza saperlo mi ricorderà’’.
....
La poesia è una realtà che accusa il lettore e lo pone di fronte alla sua distrazione. Egli forse vuol vivere comunque, ma davanti alla poesia si accorgerà che le parole, a una a una e nel loro periodo, a poco a poco lo prendono, gli rivelano un mondo che presentiva, in cui dovrà riconoscersi e non perdere nulla della sua grandezza e della sua miseria. Si accorgerà che perdendo la faccia si darà un volto, si identificherà e fermerà un momento, perché gli parlino poi sempre più a lungo quegli stessi desideri che prima abbandonava e temeva.
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Messaggio  .dulcamara. il Sab 5 Nov 2011 - 21:44

mirf ha scritto:Parole a un pubblico immaginario
(Alfonso Gatto)

Ho scritto la mia prima poesia a vent’anni in una stanza diroccata. Di là dalla finestra c’era il mare, pioveva dolcemente. Avevo visto per vent’anni le montagne chiudere il golfo e contro il cielo una casetta odorare del suo intonaco rosa che la pioggia le risvegliava.
Tante sere io mi dicevo: ‘’Dopo di me vivrà il mondo, chissà se altri guarderà questi colli e il mare col mio stesso sguardo e senza saperlo mi ricorderà’’.
....
La poesia è una realtà che accusa il lettore e lo pone di fronte alla sua distrazione. Egli forse vuol vivere comunque, ma davanti alla poesia si accorgerà che le parole, a una a una e nel loro periodo, a poco a poco lo prendono, gli rivelano un mondo che presentiva, in cui dovrà riconoscersi e non perdere nulla della sua grandezza e della sua miseria. Si accorgerà che perdendo la faccia si darà un volto, si identificherà e fermerà un momento, perché gli parlino poi sempre più a lungo quegli stessi desideri che prima abbandonava e temeva.

Bello.

Forse solo un poeta può sapere cosa sia quel che fa.
Oppure è il primo a non "saperlo" davvero.
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Messaggio  mirf il Mar 28 Ago 2012 - 17:22

Da Il canto delle sirene http://cantosirene.blogspot.it/2012/08/una-sberla-di-dolcezza.html

MÍA GALLEGOS

LA CRUNA DELL’AGO, VII (Da "Una sberla di dolcezza)

All’amore sono giunta con un grido di seta
e ci ho messo le guance,
il corpo e la coscienza.

Niente è rimasto di me,
neppure una lettera,
neppure uno specchio in cui riconoscermi.
Ma ho imparato a passare
per la cruna dell’ago,
cioè a perdonare sinceramente.
A lasciare la pelle nel filo di ferro,
a ferirmi dalla testa
ai piedi.

Ho perso tutto.
E quando ho capito che non sapevo difendermi dalla gente,
ho risposto con una sberla di dolcezza,
perché io so
che solo i dolci erediteranno la terra.





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Messaggio  mirf il Mar 28 Ago 2012 - 17:38

Sempre da Il canto delle sirene http://cantosirene.blogspot.it/2011/06/lanniversario-dellinsalata.html

L’anniversario dell’insalata
Nel 1987 fece scalpore una raccolta di poesia, che vendette in Giappone tre milioni di copie, scritta non da un riconosciuto maestro, ma lopera prima di una giovane insegnante giapponese, la venticinquenne Tawara Machi. Quella raccolta si intitolava Sarada kinebi, «l’anniversario dell’insalata», e comprendeva 436 tanka, uno dei classici generi poetici giapponesi, composto da 31 sillabe disposte in cinque versi. Tre milioni di copie sono tanti, anche perché i versi della Machi sono spesso derivati dal linguaggio popolare e della pubblicità, una commistione di alto e basso, nel tentativo di inserire elementi e vocaboli moderni nel tessuto classico: evidentemente la sensibilità popolare era riuscita a trovare nei tanka di Tawara quel minimalismo che li faceva sentire come propri, un forte senso di identificazione. Lei stessa dichiarò: “Mi piace cucinare, amo il mare e scrivere lettere. Da ogni mia giornata, anche se non ha niente di speciale, cerco di estrarre almeno un buon tanka. Voglio vivere a tutta forza: sono la normalissima Tawara Machi”. Ecco qualche esempio di questi tanka:

*
È un sapore
buonissimo dici
e per averlo detto
il 6 di luglio sarà sempre
l'anniversario dell'insalata.

*
Butti lì:
che freddo!
Qualcuno vicino risponde:
sì, che freddo!
Ed è subito caldo.

*
Un uomo
è la bottiglia
che al club si impegnano a tenerti
Finito l'impegno
che giorno sereno
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Messaggio  .dulcamara. il Sab 6 Ott 2012 - 12:14

Gli animali del circo

Gli orsi sbattono le zampe ritmicamente,
la scimmia in tuta gialla va in bicicleta,
il leone salta nel cerchio fiammeggiante,
schiocca la frusta e suona la musichetta,
schiocca e culla gli occhi degli animali,
l’elefante regge un vaso sulla testa,
e i cani ballano con passi uguali.

Mi vergogno molto, io – umano.

Divertimento pessimo quel giorno:
gli applausi scrosciavano a cascata,
benché la mano più lunga di una frusta
gettasse sulla sabbia un’ombra affilata.


Wislawa Szymborska
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Messaggio  .dulcamara. il Sab 27 Ott 2012 - 22:26

Novembre al parco reale

Quella strada, mi sembra porta
a Treviglio, quell'altra al lago di Como.
Guarda, vicino a quella panchina storta
c'è uno che lava la moto, e un altro uomo

più lontano, legge il giornale.
Verso l'autodromo qualcosa brucia; o sarà bruma.
Qui a Monza da tanti anni non ci venivo, ma è uguale
a tanti anni fa. Mica stoppie, è che fuma

la nebbia e sono appena passate le tre.
A destra vedrai le vecchie scuderie.
Non c'è da sbagliare: Trovi due vie:
una è per Sesto, la tua è davanti a te.



Franco Fortini
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Messaggio  mirf il Sab 27 Ott 2012 - 23:04

.dulcamara. ha scritto:
Novembre al parco reale

Quella strada, mi sembra porta
a Treviglio, quell'altra al lago di Como.
Guarda, vicino a quella panchina storta
c'è uno che lava la moto, e un altro uomo

più lontano, legge il giornale.
Verso l'autodromo qualcosa brucia; o sarà bruma.
Qui a Monza da tanti anni non ci venivo, ma è uguale
a tanti anni fa. Mica stoppie, è che fuma

la nebbia e sono appena passate le tre.
A destra vedrai le vecchie scuderie.
Non c'è da sbagliare: Trovi due vie:
una è per Sesto, la tua è davanti a te.



Franco Fortini


Bellissima!
Se non piove, ci vado domattina :-)

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