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Da qualche parte la poesia ...

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Da qualche parte la poesia ... - Pagina 6 Empty Re: Da qualche parte la poesia ...

Messaggio  .dulcamara. il Mar 23 Ott 2012 - 12:24

La saponetta

Tu pensavi che cosa mi regalerà
finalmente è venuto Natale
eccomi qui alla porta, e tutto
è Natale scrupolosamente
l'esatto sogno dei bambini
col gelo col grigio col vento
che fa turbinare quei cosi
di ghiaccio e di neve e le famiglie
che si chiudono come valve
tram fermi automobili poche
eccomi qui da te col regalo
io che te lo avevo promesso
ciao ciao ho avuto la forza
di arrivare fin qui se non altro.
Ma dico: quando l’avrai consumato
e resterà un fogliettino
un fagiolo un cece un nulla
e ti scivolerà fra le dita
precipitando giù nel lavandino
dico, amore, per un istante almeno
ti ricorderai di me?


Dino Buzzati
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Da qualche parte la poesia ... - Pagina 6 Empty Re: Da qualche parte la poesia ...

Messaggio  anonimo veneziano il Gio 25 Ott 2012 - 15:44

Emilio Longoni
Da qualche parte la poesia ... - Pagina 6 Emilio10

Quel tuo nome che non sappiamo
cantare per intero
tu che spingi le cose fino alla fessura
di questo mondo e le corredi
d'ombra e di mistero.
Niente tu sei. Il più bel
niente in attesa che il respiro
si faccia orma terrestre,
segno, piega, spigolo e lato
e forma. Attesa e segno.

Mariangela Gualtieri



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Messaggio  .dulcamara. il Gio 25 Ott 2012 - 16:56

anonimo veneziano ha scritto:Emilio Longoni
Da qualche parte la poesia ... - Pagina 6 Emilio10

Quel tuo nome che non sappiamo
cantare per intero
tu che spingi le cose fino alla fessura
di questo mondo e le corredi
d'ombra e di mistero.
Niente tu sei. Il più bel
niente in attesa che il respiro
si faccia orma terrestre,
segno, piega, spigolo e lato
e forma. Attesa e segno.

Mariangela Gualtieri



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Bellissimi, sia la poesia che il dipinto.
(A me sembra che sia dedicata a qualcosa di molto superiore, tipo una qualche ispirazione, magari anche divina. A te, no?)
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Messaggio  .dulcamara. il Sab 27 Ott 2012 - 11:47

La prima fotografia di Hitler

E chi è questo pupo in vestina?
Ma è Adolfino, il figlio del signor Hitler!
diventerà forse un dottore in legge
o un tenore dell’Opera di Vienna?
Di chi è questa manina, di chi, e gli occhietti, il nasino?
Di chi il pancino pieno di latte, ancora non si sa:
d’un tipografo, d’un mercante, d’un prete?
Dove andranno queste buffe gambette, dove?
Al giardinetto, a scuola, in ufficio, alle nozze,
magari con la figlia del borgomastro?

Bebè, angioletto, tesoruccio, piccolo raggio,
quando veniva al mondo, un anno fa,
non mancavano segni nel cielo e sulla terra:
un sole primaverile, gerani alle finestre,
musica d’organetto nel cortile,
un fausto presagio nella carta velina rosa,
prima del parto un sogno profetico della madre:
se sogni un colombo – è una lieta novella,
se lo acchiappi – arriverà chi hai a lungo atteso.
Toc, toc, chi è, è il cuoricino di Adolfino.

Ciucciotto, pannolino, bavaglino, sonaglio,
il bambino, lodando Iddio e toccando ferro, è sano.
somiglia ai genitori, al gattino nel cesto,
ai bambini di tutti gli album di famiglia.
Be’, adesso non piangeremo mica,
il fotografo farà clic sotto la tela nera.

Atelier Klinger, Grabenstrasse, Braunau,
e Braunau è una cittadina piccola, ma dignitosa,
ditte solide, vicini dabbene,
profumo di torta e di sapone da bucato.
Non si sentono cani ululare né i passi del destino.
L’insegnante di storia allenta il colletto
e sbadiglia sui quaderni.


Wisława Szymborska

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Messaggio  .dulcamara. il Sab 27 Ott 2012 - 19:12


Dev'esserci

Dev'esserci un colore da scoprire,
un recondito accordo di parole,
dev'esserci una chiave per aprire
nel muro smisurato questa porta.

Dev'esserci un'isola più a sud,
una corda più tesa e più vibrante,
un altro mar che nuota in un altro blu,
un'altra intonazione più cantante.

Poesia tardiva che non riesci
a dire la metà di quel che sai:
non taci, quanto puoi, e non sconfessi
questo corpo casuale e inadeguato.


José Saramago
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Messaggio  anonimo veneziano il Sab 27 Ott 2012 - 21:49

.dulcamara. ha scritto:
anonimo veneziano ha scritto:Emilio Longoni
Da qualche parte la poesia ... - Pagina 6 Emilio10

Quel tuo nome che non sappiamo
cantare per intero
tu che spingi le cose fino alla fessura
di questo mondo e le corredi
d'ombra e di mistero.
Niente tu sei. Il più bel
niente in attesa che
il respiro
si faccia orma terrestre,
segno, piega, spigolo e lato
e forma. Attesa e segno.

Mariangela Gualtieri



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Bellissimi, sia la poesia che il dipinto.
(A me sembra che sia dedicata a qualcosa di molto superiore, tipo una qualche ispirazione, magari anche divina. A te, no?)

prova a pensare all'attesa (forse?!)

attesa di qualcosa
un sogno
un amore..

dura tutto così poco cara Wabi
che senza rendercene conto

aspettiamo
sempre qualcosa:

'segno, piega, spigolo e lato.
Attesa e segno.
'


Baciuzzz Smile e grassie



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Messaggio  .dulcamara. il Sab 27 Ott 2012 - 22:05

anonimo veneziano ha scritto:
.dulcamara. ha scritto:
anonimo veneziano ha scritto:Emilio Longoni
Da qualche parte la poesia ... - Pagina 6 Emilio10

Quel tuo nome che non sappiamo
cantare per intero
tu che spingi le cose fino alla fessura
di questo mondo e le corredi
d'ombra e di mistero.
Niente tu sei. Il più bel
niente in attesa che
il respiro
si faccia orma terrestre,
segno, piega, spigolo e lato
e forma. Attesa e segno.

Mariangela Gualtieri



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Bellissimi, sia la poesia che il dipinto.
(A me sembra che sia dedicata a qualcosa di molto superiore, tipo una qualche ispirazione, magari anche divina. A te, no?)

prova a pensare all'attesa (forse?!)

attesa di qualcosa
un sogno
un amore..

dura tutto così poco cara Wabi
che senza rendercene conto

aspettiamo
sempre qualcosa:

'segno, piega, spigolo e lato.
Attesa e segno.
'


Baciuzzz Smile e grassie




*Di che?*

Non tutto dura poco, molto dura il tempo che serve che a noi sembra poco, se qualcosa ci piace, oppure tanto nel caso in cui ci pesi sul groppone.
Ultimamente mi sembra che certe situazioni durino troppo.

Grazie per la lettura, non ci avevo pensato.
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Messaggio  .dulcamara. il Sab 15 Dic 2012 - 18:47

Mi fermo un momento a guardare

Non correre. Fermati. E guarda.



Guarda con il solo colpo dell’occhio

la formica vicino alla ruota dell’auto veloce

che trascina adagio adagio un chicco di pane

e così cura paziente il suo inverno.



Guarda. Fermati. Non correre.

Tira il freno alza il pedale

abbassa la serranda dell’inferno



Guarda nel campo fra il grano

lento e bianco il fumo di un camino

con la vecchia casa vicina al grande noce.

Non correre veloce. Guarda ancora.

Almeno per un momento.



Guarda il bambino che passa tenendo la madre per mano

il colore dei muri delle case

le nuvole in un cielo solitario e saggio

le ragazze che transitano in un raggio di sole

il volto con le vene di mille anni

di una donna o di un uomo venuti come Ulisse dal mare.



Fermati. Per un momento. Prima di andare.

Ascoltiamo le grida d’amore

o le grida d’aiuto

il tempo trascinato nella polvere del mondo

se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto.



Roberto Roversi
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Messaggio  mirf il Sab 15 Dic 2012 - 19:11

.dulcamara. ha scritto:Mi fermo un momento a guardare

Non correre. Fermati. E guarda.



Guarda con il solo colpo dell’occhio

la formica vicino alla ruota dell’auto veloce

che trascina adagio adagio un chicco di pane

e così cura paziente il suo inverno.



Guarda. Fermati. Non correre.

Tira il freno alza il pedale

abbassa la serranda dell’inferno



Guarda nel campo fra il grano

lento e bianco il fumo di un camino

con la vecchia casa vicina al grande noce.

Non correre veloce. Guarda ancora.

Almeno per un momento.



Guarda il bambino che passa tenendo la madre per mano

il colore dei muri delle case

le nuvole in un cielo solitario e saggio

le ragazze che transitano in un raggio di sole

il volto con le vene di mille anni

di una donna o di un uomo venuti come Ulisse dal mare.



Fermati. Per un momento. Prima di andare.

Ascoltiamo le grida d’amore

o le grida d’aiuto

il tempo trascinato nella polvere del mondo

se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto.



Roberto Roversi

Che bella. Mi ha fatto venire in mente

Noi siamo nell’affanno:
ma il passo del tempo,
consideralo un’inezia
in ciò che che sempre resta.

Tutto ciò che incalza
sarà presto trascorso;
soltanto quel che indugia
è ciò che ci consacra.

Ragazzi non buttate
il cuore nella rapidità,
ad arrischiare il volo.

Tutto s’è acquietato:
oscuro e chiarità,
fiore e libro.

di Rainer M. Rilke


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Messaggio  .dulcamara. il Sab 22 Dic 2012 - 14:24

Facciata natalizia napoletana

Ai poveri balconi delle case felici
zeppe di strilli, inferme, in alto alle cornici,
ove il cielo dei fili si perde nell'albore
murario delle cupole e nel freddo del cuore,
- e Napoli nell'agro falsetto trova il piglio
grinzoso, la sua matria ridicola di figlio-
di scena è la facciata ove il Natale mostra
i melloni, le sorbe, l'uva dei merletti
di carta, i fichi d'India. (E' la nomenclatura
del far tutto con cura.) Qui sbiadiva la nostra
fanciullezza pensosa: la stanza, i vecchi letti,
il Vesuvio dipinto sul mare di Bengala.
Era l'aria festiva, era l'aria di tutti,
la porta sulla scala aperta ai pastori
che piangevano i lutti, il bambino che viene
in braccio alle novene.
Era un vederci fuori
di noi, "al vento, al gelo", per restar dentro, al fiato
di quel primo passato ove albeggiava il cielo.

Ho dipinto un ricordo, il ricordo ha la mano
paffuta di geloni per quel mangiare poco
in mostra sui balconi, ma dipingo per gioco.


Alfonso Gatto
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Messaggio  anonimo veneziano il Lun 24 Dic 2012 - 22:19

Da qualche parte la poesia ... - Pagina 6 De-fil10

Penziere mieje,

levàteve sti panne,
stracciàtev' 'a cammisa, e ascite annuro.
Si nun tenite n'abito sicuro,
tanta vestite che n'avit' 'a fa?

Menàteve spugliate mmiez' 'a via,
e si facite folla, cammenate.
Si sentite strillà, nun ve fermate:
nu penziero spugliato 'a folla fa.

Currite ncopp' 'a cimma 'e na muntagna,
e quanno 'e piede se sò cunzumate:
un'ànema e curaggio, e ve menate...
nzerrano ll'uocchie, primm' 'e ve menà!

Ca ve trovano annuro? Nun fa niente.
Ce sta sempe nu tizio canusciuto,
ca nun 'o ddice... ca rimmane muto...
e ca ve veste, primm' 'e v'atterrà.

Eduardo De Filippo

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Messaggio  .dulcamara. il Lun 24 Dic 2012 - 22:39

anonimo veneziano ha scritto:Da qualche parte la poesia ... - Pagina 6 De-fil10

Penziere mieje,

levàteve sti panne,
stracciàtev' 'a cammisa, e ascite annuro.
Si nun tenite n'abito sicuro,
tanta vestite che n'avit' 'a fa?

Menàteve spugliate mmiez' 'a via,
e si facite folla, cammenate.
Si sentite strillà, nun ve fermate:
nu penziero spugliato 'a folla fa.

Currite ncopp' 'a cimma 'e na muntagna,
e quanno 'e piede se sò cunzumate:
un'ànema e curaggio, e ve menate...
nzerrano ll'uocchie, primm' 'e ve menà!

Ca ve trovano annuro? Nun fa niente.
Ce sta sempe nu tizio canusciuto,
ca nun 'o ddice... ca rimmane muto...
e ca ve veste, primm' 'e v'atterrà.

Eduardo De Filippo


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Messaggio  .dulcamara. il Lun 24 Dic 2012 - 23:25

Il cielo è basso – le nuvole imbronciate.
Un fiocco di neve vagante
sopra un fienile o oltre un solco
medita di passare -

un vento meschino si lamenta tutto il giorno
di come qualcuno lo ha trattato -
La natura a volte come noi è sorpresa
senza il suo diadema.


Emily Dickinson
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Messaggio  .dulcamara. il Sab 5 Gen 2013 - 15:50

Quanti nomi, quante cose

C'è chi si chiama «leone»,
chi «bianco», chi «rosso».
Son tutti nomi
per tutte le cose;
per tutti i paesi,
Campoleone
Monterosso
Castelletto
e duomi, rose, falò accesi.
Quanti nomi, quante cose!
Chi per primo rispose
a sentirsi chiamare:
gli uomini o le cose,
le montagne o il mare?


Alfonso Gatto

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Messaggio  mirf il Gio 10 Gen 2013 - 13:14

LAMPO

Il cielo puro imprima sulla faccia,
il cielo dove nubi lunghe corrono,
un vento con l’odore della gioia,
e forte: e tutto nasca, senza sogno.
Nasceranno per me le città umane
che un soffio puro libera da brume;
e i tetti; i passi; i gridi, e ogni lume
e suono umano: ogni preda del tempo.
Nasceranno i mari e la barca bilanciata;
il colpo di remo e i fuochi di notte;
i campi, e il mannello che si lancia;
le sere e la sequenza delle stelle;
la luce accesa e la genuflessione
del corpo, e l’ombra, l’urto nelle viscere
della miniera; mani che lavorano
i metalli tranciati; il ferro morso
in un grido di macchine.
Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo.
Ma il mondo crolla, coperto da fumi.
Mi era nato il mondo in uno squarcio
di cielo verde e chiaro, tra le nubi.

Simone Weil
mirf
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Messaggio  .dulcamara. il Gio 10 Gen 2013 - 18:56

mirf ha scritto:LAMPO

Il cielo puro imprima sulla faccia,
il cielo dove nubi lunghe corrono,
un vento con l’odore della gioia,
e forte: e tutto nasca, senza sogno.
Nasceranno per me le città umane
che un soffio puro libera da brume;
e i tetti; i passi; i gridi, e ogni lume
e suono umano: ogni preda del tempo.
Nasceranno i mari e la barca bilanciata;
il colpo di remo e i fuochi di notte;
i campi, e il mannello che si lancia;
le sere e la sequenza delle stelle;
la luce accesa e la genuflessione
del corpo, e l’ombra, l’urto nelle viscere
della miniera; mani che lavorano
i metalli tranciati; il ferro morso
in un grido di macchine.
Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo.
Ma il mondo crolla, coperto da fumi.
Mi era nato il mondo in uno squarcio
di cielo verde e chiaro, tra le nubi.

Simone Weil


Bella Mirf, l'idea che il vento mantenga quello che è dato.
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Messaggio  mirf il Sab 12 Gen 2013 - 20:38

.dulcamara. ha scritto:


Bella Mirf, l'idea che il vento mantenga quello che è dato.

E allora ti mando anche questa (è la stessa autrice dell'altra)
Vale come un buon giorno

A UN GIORNO

Dal filo di ogni esile
erba il silenzio salga.
E poi si unisca ai
deserti illuminati.
Anche il cuore ne trema:
se l’improvviso aspetto
atteso del mattino
eliminerà l’ombra!

(S.Weil)
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Messaggio  .dulcamara. il Dom 20 Gen 2013 - 19:46

La fiera dei miracoli

Un miracolo comune:
l'accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:
l'abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull'acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l'acqua sia poco profonda.
Un miracolo all'ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si alzano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l'inimmaginabile
è immaginabile.

Wislawa Szymborska
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Messaggio  anonimo veneziano il Sab 2 Feb 2013 - 21:58

LEGGI, SONO QUESTI I NOMI DELLE COSE...

Leggi, sono questi i nomi delle cose che
lasciasti – me, libri, il tuo profumo
sparso per la stanza; sogni una metà e dolori il doppio, baci per
tutto il corpo come tagli profondi
che non si rimargineranno mai; e libri, nostalgia,
la chiave di una casa che non è mai stata la
nostra, una vestaglia di flanella blu che
indosso, quando faccio questo elenco:

libri, risa che non riesco a mettere in ordine,
e rabbia – un vaso di orchidee che
amavi tanto senza che io sapessi perché e
che forse per questo non tornai ad innaffiare; e
libri, il letto disfatto per tanti giorni,

una lettera sul tuo cuscino e tanta
afflizione, tanta solitudine; e in un cassetto
due biglietti per un film d'amore che
non hai visto con me, e altri libri, e anche
una camicia sbiadita con la quale dormo
di notte per stare più vicino a te; e, da

tutte le parti, libri, tanti libri, tante
parole che mai mi hai detto prima della
lettera che scrivesti quella mattina, e io,
io che ancora credo che tornerai, che
ritorni, sia pure solo per i tuoi libri

Maria do Rosario Pedreira da "Nessun nome dopo"
Traduzione di Mirella Abriani
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Messaggio  .dulcamara. il Sab 2 Feb 2013 - 22:43

anonimo veneziano ha scritto:LEGGI, SONO QUESTI I NOMI DELLE COSE...

Leggi, sono questi i nomi delle cose che
lasciasti – me, libri, il tuo profumo
sparso per la stanza; sogni una metà e dolori il doppio, baci per
tutto il corpo come tagli profondi
che non si rimargineranno mai; e libri, nostalgia,
la chiave di una casa che non è mai stata la
nostra, una vestaglia di flanella blu che
indosso, quando faccio questo elenco:

libri, risa che non riesco a mettere in ordine,
e rabbia – un vaso di orchidee che
amavi tanto senza che io sapessi perché e
che forse per questo non tornai ad innaffiare; e
libri, il letto disfatto per tanti giorni,

una lettera sul tuo cuscino e tanta
afflizione, tanta solitudine; e in un cassetto
due biglietti per un film d'amore che
non hai visto con me, e altri libri, e anche
una camicia sbiadita con la quale dormo
di notte per stare più vicino a te; e, da

tutte le parti, libri, tanti libri, tante
parole che mai mi hai detto prima della
lettera che scrivesti quella mattina, e io,
io che ancora credo che tornerai, che
ritorni, sia pure solo per i tuoi libri

Maria do Rosario Pedreira da "Nessun nome dopo"
Traduzione di Mirella Abriani

Smile Grazie, 'ziano, è bellissima.

A presto.
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Messaggio  .dulcamara. il Lun 6 Mag 2013 - 20:58

Nella moltitudine

Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.
In fondo avrei potuto avere
altri antenati,
e così avrei preso il volo
da un altro nido,
così da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.
Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi:
di ragno, gabbiano, topo campagnolo.
Ognuno calza subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma.
Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.
Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.
Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.
Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.
Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.
E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?
Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?
La sorte, finora,
mi è stata benigna.
Poteva non essermi dato
Il ricordo dei momenti lieti.
Poteva essermi tolta
L’inclinazione a confrontare.
Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.


Wislawa Szymborska
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Messaggio  .dulcamara. il Mer 21 Ago 2013 - 22:25


Emilia, se i tuoi gesti indovinassi

Emilia, se i tuoi gesti indovinassi
di quando ti fai bella in quello specchio .
che può vederti, beato, nel vecchio .
angolo della stanza, e i pochi passi

che fai per rimirarti tutta sola,
io mi contenterei. Dicendo: come
ella fa adesso forse anche in mio nome
segretamente, qualche volta, vola

a riguardarsi per vedere se è bella
e tocca i suoi capelli e la sua testa
piega sul seno e timida cancella

un che di men pudico: e non le resta
nessun orgoglio, e come pura ancella
di ciò che piace a me si fa una festa.


Carlo Betocchi



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Messaggio  .dulcamara. il Sab 14 Set 2013 - 21:54

Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi, né che sia.
Soltanto ne conserviamo
- pungente e senza condono -
la spina della nostalgia.


Giorgio Caproni
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Messaggio  mirf il Dom 15 Set 2013 - 19:13

.dulcamara. ha scritto:Generalizzando

Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi, né che sia.
Soltanto ne conserviamo
- pungente e senza condono -
la spina della nostalgia.


Giorgio Caproni
Anche la pietra riceve doni e impressioni, forse

Lasciate senza nome, senza
data, la pietra bianca
che un giorno mi coprirà.
Col sole prenderà
[forse] il colore delle mie ossa
- sarà
nella sua cornice nera
la mia faccia, vera

(è sempre Caproni)
mirf
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Messaggio  .dulcamara. il Mer 18 Set 2013 - 11:10

Sulla morte, senza esagerare

Non s'intende di scherzi,
stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.

Quando conversiamo del domani
intromette la sua ultima parola
a sproposito.

Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.

Occupata ad uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Come se con ognuno di noi stesse imparando.

Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!

A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.

Tutti quei bulbi, baccelli,
antenne, pinne, trachee,
piumaggi nuziali e pelame invernale
testimoniano i ritardi
del suo svogliato lavoro.

La cattiva volontà non basta
e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
è, almeno finora, insufficiente.

I cuori battono nelle uova.
Crescono gli scheletri dei neonati.
Dai semi spuntano le prime due foglioline,
e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.

Chi ne afferma l'onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.

Non c'è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.

La morte
è sempre in ritardo di quell'attimo.

Invano scuote la maniglia
d'una porta invisibile.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto.


Wislawa Szymborska
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